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Comunicati Wednesday, August 20, 2008

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È infine giunto il momento anche per il sen. Stancanelli di rendere pubblici i nomi che comporranno la Giunta comunale di Catania. Ma queste nomine giungono senza che ancora, ad oltre 40 giorni dal voto, abbia avuto luogo un adempimento essenziale.

Infatti, Catania e i catanesi non conoscono ufficialmente i nomi dei consiglieri comunali. Non esiste ancora una proclamazione formale, i nomi che girano già dalla sera del 16 giugno sono ancora "teorici", "provvisori". Tale proclamazione è annunciata ed attesa, sembra, per giovedì 31 luglio.

Ma alla lunga i partiti che avrebbero la maggioranza (condizionale d'obbligo, vista la situazione) non hanno resistito ed hanno dato vita alla consueta rassegna dei nomi, tra i quali spiccano quelli dei principali "bocciati" dalle urne, dei "nuovi" assessori.

Dodici uomini dodici, uomini per tutte le stagioni e tutte le mansioni, dato che mancano ancora le deleghe. Uomini, e non donne. Perché Stancanelli si è rimesso alla sensibilità dei partiti in tema di nomine femminili, e i partiti hanno nicchiato. Di donne, per i partiti italiani (e loro emanazioni "localistiche") non c'è bisogno per governare Catania e "provincia". Ma non era finita da tempo la partitocrazia? E invece no, sono ancora quelle veterostrutture a decidere su tutto e tutti. E questo noi indipendentisti ci teniamo a sottolinearlo: è inutile e dannosa la quotidiana pantomima televisiva del neosindaco, dove parla da "homo novus", sottolineando come la sua amministrazione sarà in netta controtendenza rispetto a quella che lo ha preceduto (ma promettendo cose che vennero promesse ai catanesi otto anni fa e già dovrebbero essere realtà).

Nemmeno fosse stato, Stancanelli e i suoi "uomini", all'opposizione negli scorsi 8 anni (che sarebbero dovuti essere 10 se l'on. Scapagnini non avesse preso la via di Roma). No, erano nella stessa maggioranza, con gli stessi partiti. Nessuna presa di responsabilità, nessuna autocritica, nessun «scusateci, togliamo il disturbo». Anzi, addirittura, in giunta un confermato: Gaetano Tafuri, indagato per lo spaventoso buco in bilancio. Lo stesso Tafuri ha rinunciato per «trasparenza», ma non possiamo non pensare che tale nomina (e l'immediata rinuncia) sia una "mossa mediatica" della nuova/vecchia maggioranza.

E giunge immediata un'altra rinuncia, quella di Enzo Oliva. Pardon, del senatore Enzo Oliva, che ha deciso di non entrare (ma l'avevano interpellato prima di nominarlo?) in un'altra giunta, quella "provinciale" (virgolette d'obbligo, ricordiamo che per lo Statuto d'Autonomia e quindi per la Costituzione Italiana le "province" in Sicilia NON ESISTONO, sono state "ripescate" con una leggina regionale che non potrebbe mai derogare una legge costituzionale), preferendo il comodo scranno di Palazzo Madama nell'Urbe.

Rinuncia che arriva con evidente slancio autonomista (lo stesso con cui il Presidente Lombardo snocciola minacce quali i nuovi inceneritori e il Ponte sullo Stretto, miraggi con un Casinò in Sicilia fra chissà quanti anni quando a Malta spuntano come i funghi, "finte" di spirito calcistico quando contesta l'Unità d'Italia di cui è garante "autonomista", difende la Corte dei Conti Siciliana, annuncia la benzina a 50 cents, e dimentica che non è con i personalismi, con vecchie trovate, navigando a vista e andando a braccetto con partiti e politici italiani che si salverà la Sicilia) e fedeltà al territorio di provenienza.

Oliva sceglie Roma, non Catania. «Per tutelare gli interessi della Sicilia», forse dirà: si, si, questa l'abbiamo già sentita, è ormai logora come battuta. Di certo, ci ricordiamo che Oliva era tra gli assessori nominati (per obbligo di legge), ma non nella giunta provinciale, bensì in quella comunale. Eh sì, anche l'obbligo di nomina preelettorale di almeno metà giunta, una formalità presto e facilmente aggirata. Poi ci pensano i partiti a "sistemare tutto", a spostare nomi e deleghe, a salvare i "trombati", a disattendere quanto annunciato in campagna elettorale (tanto sui nomi quanto sui programmi).

L'abbiamo già visto: con una manovra ormai usuale,  il sen. Stancanelli si è trovato, forte del suo accento non esattamente etneo, a difendere strenuo il futuro di Catania quando, fino a poche ora prima del deposito delle liste, era candidato...alla presidenza della "provincia"! Una sostituzione, quella Stancanelli-Castiglione, che fa sorgere più di qualche dubbio in merito alla sua giuridicità: ci scappa di pensare alla raccolta firme, che va effettuata sottoponendo ai sottoscrittori nome della lista, contrassegno della stessa, e nominativi di tutti i candidati. Saranno stati capaci di raccogliere regolarmente migliaia di firme in poche ore, questi magici partiti per le loro numerosissime liste?

Raccogliere le firme su moduli impeccabili (li stessi preparati dalla Regione...dallo stesso Assessorato a lungo guidato proprio dall'avv. Stancanelli) è quello che ha esattamente fatto il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, che si è visto estromettere dalla competizione a Catania grazie alla zelante applicazione...della legge elettorale italiana, quando in Sicilia (almeno per gli enti locali) ne abbiamo una specifica.

Da allora, sul capo di Sindaco, giunta e consiglieri pende una spada di Damocle nella forma di un ricorso al TAR Catania, presentato dal MIS, i cui sviluppi vedranno la luce nelle prossime settimane.

Ma già adesso i catanesi e tutti i siciliani stanno realizzando quanto urgente sia tornare ad esercitare un voto che davvero sia «libero, personale, segreto», per la liberazione della Nazione Siciliana e la creazione di una nuova, libera classe politica e dirigente: ne va del futuro dei nostri figli, se non vogliamo vederli emigrare, morire per la colonizzazione, patire queste e più gravi conseguenze.

Catania, 29 Jugnettu 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Caratterizzate da una crescente partecipazione, si concluderanno domani, alle ore 17, in contrada Murazzu Ruttu presso Randazzo, le celebrazioni di commemorazione dei Martiri dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia.

Le celebrazioni, organizzate dal Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, sono culminate nel pomeriggio di martedì 17 con il corteo indipendentista che ha omaggiato anche a nome dei siciliani costretti a vivere fuori dall'isola la sepoltura dei martiri evisti, presso il viale degli Uomini Illustri del Cimitero Monumentale di Catania.

Successivamente i militanti indipendentisti si sono recati presso il Cippo commemorativo eretto sulla SS120 che collega Randazzo a Cesarò sul luogo ove il 17 giugno 1945 il Prof. Antonio Canepa, comandante e fondatore dell'EVIS con il nome di battaglia di Mario Turri, venne trucidato unitamente al suo vice Carmelo Rosano, 23enne laureando in Scienze Economiche e recentemente intitolatario di una strada di Catania a seguito della proposta avanzata nel 2004 dagli indipendentisti di Catania, e al 18enne studente ginnasiale Giuseppe Lo Giudice.

Datisi a provvidenziale fuga, si salvarono Pippo Amato e Nino Velis, mentre Nando Romano, dato inizialmente per deceduto, venne salvato dal custode del cimitero di Jonia (Giarre), ove gli eroi indipendentisti vennero sepolti fino al 16 ottobre del 1955 quando i tre, unitamente ad un altro martire indipendentista, Francesco Ilardi, vennero traslati, accompagnati da ali di folla, nel Cimitero di Catania di via Acquicella, in una tumulazione voluta dal MIS.

È stata anche l'occasione per rivolgere un commosso ricordo al medico e militante sicilianista Pietro Figura, scomparso da alcuni giorni, e a tutte le vittime della colonizzazione italiana, non ultimi i caduti sul lavoro di Mineo.

Non sono mancate anche positive valutazioni circa la buona affermazione elettorale del MIS che alle ultime elezioni ha ottenuto due seggi in consiglio comunale a Santa Venerina, seggi che potrebbero incrementare dopo il riparto che nel comune di Piazza Armerina verrà effettuato dopo il turno di ballottaggio.

Durante l'intera settimana si sono susseguite visite da militanti di tutto l'arcipelago siciliano e incontri informali tanto nel Cimitero del capoluogo etneo quanto a Randazzo, come anche una celebrazione religiosa voluta dai militanti del MIS che vivono in Inghilterra.

E in occasione del 63° anniversario della barbara uccisione di Francesco Ilardi, caduto il 22 giugno 1945 alle pendici del Monte Soro presso Cesarò durante un pattugliamento finalizzato a sottrarre alle angherie di alcuni banditi la popolazione di quei dintorni di Cesarò, in specie i contadini che sempre si erano dimostrati solidali con i militari indipendentisti donando loro cibo e generi di conforto, una delegazione del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia presenzierà in suo onore ancora una volta presso il Cippo di Murazzu Ruttu ove è posta una epigrafe in sua memoria.

Catania, 21 Jugnu 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia conferma che avrà luogo domani, martedì 17 giugno, l'omaggio di commemorazione dei Martiri di Murazzu Ruttu.

Come da tradizione ripresa da alcuni anni, gli indipendentisti offriranno fiori e promesse di impegno a partire dalle 16 presso il Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella, per poi spostarsi presso il Cippo commemorativo eretto in contrada Murazzu Ruttu (Randazzo).

In quel luogo il Prof. Antonio Canepa, che con il nome di Mario Turri era il fondatore e comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, venne falcidiato da una tempesta di fuoco unitamente al suo vice Carmelo Rosano, 22 enne studente universitario cui recentemente è stata intitolata una strada dal Comune di Catania a seguito della proposta avanzata dagli indipendentisti di Catania nel 2004, e al liceale Giuseppe Lo Giudice, di soli 18 anni.

Domani gli indipendentisti ricorderanno anche Francesco Ilardi, altro militare evista caduto 5 giorni dopo durante un pattugliamento e sepolto insieme ai Martiri di Murazzu Ruttu, e ancora tutte le vittime della repressione italiana cadute al servizio della Patria Siciliana fra i quali ricordiamo Raffaele Di Liberto, Pasquale Macaione, Antonio Spampinato e molti altri rimasti senza nome.

Ma sarà anche l'occasione, come annunciato, di ricordare tutte quelle inconsapevoli vittime della colonizzazione quali ad esempio gli operai caduti alcuni giorni fa a Mineo sul posto di lavoro, e ancora tutti i caduti siciliani sulle strade e per malasanità.

Nella giornata di domani, tornerà ad essere diffusa tramite il portale del MIS www.siciliaindipendente.org l'edizione integrale del noto pamphlet di Tutti/Canepa "La Sicilia ai Siciliani!". Tornerà quindi alla libera fruizione un testo fondamentale di cui troppo si è detto a sproposito senza che fosse possibile attingerne direttamente, e che di certo non mancherà di tornare a fondamento della rinata lotta per la rinascita della Sicilia Indipendente.

Catania, 16 Jugnu 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Ancora martiri siciliani. I caduti di Mineo, e il giovane precipitato oggi dall'impalcatura a Termini Imerese nel suo ultimo giorno di contratto, e tutti quelli che li hanno tragicamente preceduti, sono vittime dell'Italia.

Non si spiega altrimenti questa incessante mattanza dei migliori siciliani che prosegue, apparentemente inarrestabile, certamente inarrestata, ogni giorno sui posti di lavoro, sulle strade, negli ospedali.

Un malcelato sterminio che, sommandosi alla mai cessata ed oggi incrementata emigrazione verso l'Italia e gli altri paesi esteri, punta dritto a privare la Sicilia della forza dei suoi giovani, dei suoi più valorosi figli.

Questo autentico genocidio si arresterà solo quando i Siciliani riprenderanno possesso della propria terra e torneranno ad esercitare direttamente la propria inviolabile ed inderogabile sovranità. Si arresterà quindi quando la Sicilia tornerà stato indipendente, libero e sovrano. Si arresterà, quindi, presto, molto presto.

Nonostante i bavagli, gli ostacoli, le negazioni mediatiche, gli inganni ("autonomistici" e non), le congiure, gli attentati.

Come quello ordito alla lista del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia per le elezioni comunali di Catania, come quello teso ai vertici dell'EVIS quel 17 giugno del 1945. Quando il piombo italiano stroncò tre valorosi Patrioti Siciliani su una desolata stradella, senza però riuscire a spegnere la lotta dei siciliani per la libertà.

E martedì 17 giugno il MIS ricorderà martiri vecchi e nuovi a partire dalle ore 16, presso il Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella, ove il prof. Antonio Canepa, fondatore e comandante dell'Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, unitamente a Carmelo Rosano, Giuseppe Lo Giudice e Francesco Ilardi (questi ucciso appena cinque giorni dopo in uno scontro a fuoco da alcuni banditi), riposa nel "viale degli uomini illustri".
A seguire nel pomeriggio la delegazione indipendentista si trasferirà a Randazzo, in contrada Murazzu Ruttu, sulla SS120, per rendere ancora omaggio ai propri eroi caduti per la Sicilia proprio sul luogo dell'agguato teso dai Carabinieri, ove sorge un Cippo commemorativo. Saranno graditi omaggi floreali quanto messaggi, testimonianze e bandiere siciliane giallo-rosse.

Ricorderemo, quindi, tanto Canepa, Rosano, Lo Giudice, Ilardi, e ancora gli altri indipendentisti caduti per l'Idea fra i quali ricordiamo Di Liberto, Macaione, Spampinato, quanto i nuovi martiri siciliani, i Tumino, Smecca, Zaccaria, Sofia, Palermo, Pulici, e ancora i Linguanti, Caracausi, Maganuco, Berretta, e Domenico Cagnina, l'ultima ignara vittima.

E questo mentre il tonante baraccone elettorale non si ferma. Sarebbe stata gradita, da parte di tutte le forze (e non solo da parte nostra e dei nostri candidati, che la stanno applicando autonomamente) la fine anticipata della campagna elettorale, 24 ore in memoria e rispetto di chi è morto mentre si guadagnava di che campare. E invece no. Tutto prosegue, indifferente seppur non ignaro.

Il MIS coglie l'occasione per ricordare che domenica 15 e lunedì 16 giugno milioni di siciliani saranno chiamati per rinnovare 8 (dei 9 in totale) enti pubblici assolutamente ABUSIVI ed ILLEGALI. Infatti le cosiddette "province regionali" non sono altro che la reintroduzione truffaldina (e costosissima, per le tasche dei cittadini) di quelle province che attualmente lo Statuto Speciale d'Autonomia per la Sicilia (scritto proprio con il sangue dei Patrioti Siciliani), che è parte integrante della Costituzione Italiana, considera ABOLITE.

Infatti l'art.15 dello Statuto sancisce: «Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell'ambito della Regione Siciliana. L'ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria.
Nel quadro di tali princìpi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l'esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali».

Lo Statuto quindi aveva, nell'ottica del mai realizzatosi autogoverno della Sicilia (e introducendo uno strumento di efficienza e concordia più affine alle tradizioni siciliane quali sono i consorzi comunali), eliminato quelli strumenti del centralismo borbonico, sabaudo e italico quali sono le amministrazioni provinciali, i consigli provinciali, le prefetture (come anche la "competenza territoriale" delle questure). Oggi, queste strutture, autentici stipendifici e fabbriche di oppressione coloniale e clientelismo, permangono in forza di una leggina regionale che non può e non deve, in alcun modo, derogare ad una legge costituzionale, facendo rientrare dalla finestra quanto i siciliani, con orgoglio e sacrificio, lottando per l'indipendenza avevano fatto uscire fuori dalla porta.

Un voto, quello per le elezioni "provinciali", inutile e dannoso, che noi indipendentisti suggeriamo di NON ESPRIMERE, sfiduciando di fatto la politica colonialista italiana.

E altrettanto inutile si annuncia il voto per le comunali di Catania, dalle quali il MIS è stato incluso per un mero pretesto ed una applicazione quanto meno errata di norme e sentenze, voto che certamente si dovrà ripetere in seguito all'annullamento che confidiamo verrà pronunziato dal TAR in seguito al nostro ricorso, che sosterremo con un sit-in il giorno della sentenza.

Ma non inutile si annuncia la messe di voti che i candidati e le liste promosse e sostenute dal MIS nei comuni di Piazza Armerina (lista "MIS - Liberal"), Santa Venerina (lista "Liberi Per") e ancora a Messina, Giarre, Riposto, S.Alfio. Un voto che annunci e dia vita alla rinascita della Sicilia proprio a partire dalle sue comunità locali.

Un voto pesante ed epocale come quello che il fiero Popolo Irlandese ha oggi opposto alla truffaldina riproposizione, sotto le spoglie del "Trattato di Lisbona", della defunta "Costituzione Europea". Capiamo bene come mai tutti i Paesi membri dell'UE, tranne l'unico (per l'appunto, l'Irlanda) obbligato per legge, abbiano negato ai propri cittadini la possibilità di decidere direttamente, tramite referendum, sulla perdita di sovranità e di esercizio del diritto di autodeterminazione comportata da quel trattato. Negando finanche la stessa esistenza di vibranti proteste inscenate da numerosi europarlamentari.

Gli irlandesi hanno deciso di non tradire i propri patrioti caduti per la libertà e l'indipendenza. Costi finanche, come prospettato dal Presidente italiano Napolitano, la fuoriuscita dall'UE. Siamo d'accordo, siamo pronti, come siciliani, ad uscire fuori tanto dalla Repubblica Italiana quanto dall'Unione Europea. Che, così com'è fatta, non può piacerci. Solo una Sicilia Indipendente potrà, successivamente, cooperare con gli altri paesi dello scenario euromediterraneo. Ma sempre, come scrisse il Martire Canepa, «senza tiranni e senza sfruttatori».

Catania, 13 Jugnu 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia informa che, a rettifica di quanto annunciato nei giorni scorsi da alcune testate, è stato costretto a proporre, con l'Avvocato Elena Cassella del foro di Catania, ricorso dinnanzi al TAR Catania avverso la delibera della Commissione Elettorale Circondariale di Catania che ha, per pretestuosi vizi di forma, escluso la lista del MIS dalla consultazione elettorale del consiglio Comunale di Catania del prossimo 15 e 16 giugno 2008.

La Segreteria Nazionale del MIS ritiene infatti che tale esclusione sia da considerarsi indebita e teme che la stessa possa essere stata agevolata o finanche voluta e indotta da chi potrebbe temere il risveglio dello storico movimento indipendentista fondato nel 1943, da qualche anno riorganizzatosi e che va facendosi sempre più popolare e partecipato, ed il suo ritorno sulle schede elettorali proprio nella città di Catania, che dell'indipendentismo è uno dei principali focolai storici e che dalla colonizzazione italiana e del suo sistema di partiti italiani ed ascari patisce gravi sofferenze.

È quindi chiaro auspicio della dirigenza del MIS che tale esclusione vada invece attribuita semplicemente ad una cattiva applicazione di una normativa elettorale ormai palesemente obsoleta, e che costringe ad un autentico "tour de force" la Commissione Elettorale Circondariale, tenuta ad operare in tempi ristrettissimi affrontando una immane mole di lavoro. Sarebbe infatti gravissimo dover constatare che i peggiori timori circa la possibilità da parte di talune entità di penetrare e condizionare organi terzi e neutrali, realtà tra le più turpi che caratterizzano l'attualità siciliana e catanese e tra le motivazioni alla base del risorgere dell'indipendentismo siciliano e delle sue proteste e proposte, possano concretizzarsi proprio a danno di una voce di libertà, giustizia e verità quale è il MIS.

Catania, 30 Maju 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, in prossimità delle elezioni "politiche" e "regionali" che si celebreranno il 13 e 14 aprile, ritiene opportuno ribadire la propria assoluta estraneità al regime italiano ed ai suoi partiti, strumento, al pari della mafia, di oppressione coloniale. Sottolinea altresì che nessuna delle forze politico-elettorali in campo, finanche quelle sedicenti "meridionaliste", "sicilianiste" o addirittura "indipendentiste", soddisfa negli intenti dichiarati la parte più qualificata del proprio programma politico-sociale ed economico.

Senza dimenticare l'assoluta e acclarata non democraticità del voto in Sicilia, pressoché totalmente gestito e indirizzato da clientelismo, voto di scambio e metodologie di controllo del voto stesso.

Ribadendo con forza l'assoluta libertà che ogni sostenitore, membro, simpatizzante del MIS ha nel formulare le proprie scelte, elettorali e non, perché non si può lottare per la libertà negandola o cercando, al pari dei partiti italiani, di gestire quella dei propri associati, il MIS suggerisce quindi di non recarsi a votare, annullare la scheda elettorale o, preferibilmente, di praticare l'astensione attiva.

Essa si concretizza firmando il registro della sezione elettorale, facendo vidimare le schede elettorali ma rifiutandole facendo verbalizzare al Segretario della sezione stessa, che per legge (D.P.R. 30 marzo 1957, n°361) è tenuto a farlo senza reticenze, il seguente testo di protesta (non "reclamo"), che potrà, per semplicità e per evitare l'esternazione vocale di opinioni politiche, essere sottoposto e fatto allegare in forma scritta o stampata:

«Rifiuto le schede elettorali in quanto ritengo l'attuale procedimento elettorale in Sicilia come irregolare, non democratico, viziato e influenzato da dinamiche illegali, in cui l'espressione del voto non è libera, personale e segreta, e animato da un sistema di partiti che mi rifiuto di riconoscere in quanto antidemocratico, abusivo, colonialista e allogeno, teso a mettere in atto politiche e norme autoreferenziali, autoperpetuanti ed escludenti verso nuove forze politiche ad esso realmente contrapposte».

Tale testo dovrà, sempre per la stessa normativa, essere letto presso la Camera dei Deputati in sede di convalida del risultato delle elezioni.

Tale scelta, se effettuata in maniera serena, composta e circostanziata, non può in alcun caso consistere in «turbativa del procedimento elettorale» e non è in alcun modo proibita dalle normative vigenti. Si ricorda che è possibile, senza far ricorso ad inutili e dannose discussioni, sempre ai sensi della stessa normativa rivolgersi alla forza pubblica per richiedere l’intervento dell’ufficiale giudiziario che può avere accesso alla sezione elettorale per notificare al Presidente proteste e reclami relativi alle operazioni della sezione stessa.

Nel caso in cui l'elettore indipendentista, conscio delle circostanze attuali di alto rischio per la Sicilia, dovesse decidere comunque esprimere un voto valido (si sconsigliano sempre e comunque le schede bianche, troppo semplici da "votare" per furbe mani in sede di spoglio) di "emergenza", il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia invita a tenere conto di alcuni elementi.

In primis, data l'assoluta importanza ed identità con la stessa lotta indipendentista che il MIS attribuisce alla lotta antimafia, si sconsiglia di conferire la propria preferenza a liste e candidati di quelle forze politiche i cui membri abbiano dimostrato e/o esternato accondiscendenza al fenomeno mafioso, senza che tale comportamento sia necessariamente stato oggetto di rinvii a giudizio o condanne, o comunque si siano resi artefici di comportamenti e dichiarazioni contrarie all'etica degli indipendentisti siciliani.

Tali liste sono riassumibili nelle seguenti: "Popolo della Libertà", "Lega Nord", "Movimento per l'Autonomia" (comprese le liste sussidiarie regionali "Sicilia Forte e Libera" e "Democratici Autonomisti"), "Unione di Centro", "La Destra", "Aborto No Grazie", "Partito Democratico" (compresa la lista sussidiaria regionale "Anna Finocchiaro Presidente per la Sicilia"), "Italia dei Valori", "Partito Socialista".

In seconda istanza, si invita a concedere la preferenza a quelle liste/candidati che si siano impegnati a contrastare il fenomeno mafioso e almeno alcune delle altre minacce che pendono come una spada di Damocle sulla testa dei Siciliani, soprattutto il Ponte sullo Stretto.

Infine, tra questi è da preferirsi sempre e comunque quanti, nella propria comunicazione e nei loghi elettorali, abbiano, per ragioni diverse, evitato di far ricorso alla retorica italianista e all'uso del tricolore italiano.

In conclusione, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ribadisce il proprio impegno elettorale per le prossime elezioni amministrative in Sicilia.

Catania, 11 Aprili 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Sono riprese, con la copertura dei media ufficiali cinesi che parlano addirittura di armi in copiose quantità nascoste nei monasteri tibetani, le violenze atte a reprimere la legittima richiesta di libertà da parte del Popolo Tibetano, oppresso e represso dal regime imperialista cinese.
Decine, centinaia di morti, feriti, arrestati, rei solo di aver impugnato una bandiera e di averla fatta sventolare.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, vicino e solidale ai fratelli tibetani in lotta per l'indipendenza, non si associa al silenzio dietro cui lo Stato Italiano e i suoi partiti, impegnati nella consueta pantomima elettorale, preferiscono celarsi per paura ed interesse, molto interesse.

Pur iniziata nei giorni scorsi, da oggi parte ufficialmente la campagna di boicottaggio di tutti i prodotti ed i negozi cinesi. Questa è la risposta dei siciliani stanchi di violenze ed imposizioni. Il Tibet come la Sicilia, la Cina come l'Italia. Tanto, quest'ultima, da essere sostanzialmente complice dell'invasione cinese che sta duramente colpendo l'economia ed il tessuto sociale siciliano. Complice la mafia italiana, ed il proliferare selvaggio di ipermercati ed affini, esercenti cinesi si stanno impadronendo progressivamente di tutti gli esercizi delle nostre città, sottraendo opportunità lavorative, produttive, e di sviluppo, con una massiccia iniezione di popolazione restia ad integrarsi, ma ben disposta ad imporre le proprie "norme non scritte", i propri stili, finanche la propria violenza.

La stessa violenza che si rivolge efferata sugli inermi monaci tibetani. Prodotta dallo stesso regime che ha l'arroganza di organizzare quell'altra pantomima ancora definita "Giochi Olimpici" ma che dello spirito olimpico più nulla ha, sostituito dal "prestigio internazionale" (ma noi lo definiremmo piuttosto "imperiale") e soprattutto dal capitalismo incontrollato.

La nostra protesta, che avrà termine solo quando la situazione andrà incontro ad una decisiva svolta positiva, non vuole, sia chiaro, essere un atto di ostilità contro il Popolo Cinese e la sua millenaria civiltà, ma anzi a favore di esso, che per primo è minacciato da ciò che intendiamo senza infingimenti combattere: quell'establishment imperialistico che tanti, troppi alleati, impliciti ed espliciti, trova nella cosiddetta "comunità internazionale".

Si pensi ad esempio ad un altro popolo, quello dello Zimbabwe, che nonviolentemente e democraticamente ha, nelle scorse ore, deciso di mettere alla porta il dittatore Robert Mugabe, il quale trova proprio sponda nella Cina (oltre che nel Venezuela e poche altri stati "amici") nel tentare di negare l'evidenza dei fatti, cosa di cui i media di regime cinesi sono maestri (e di oppressione mediatica in Sicilia ne sappiamo più che qualcosa). Il nostro cuore e la nostra lotta sono anche quelli per un Zimbabwe libero e rigoglioso, dove violenze e repressione diventino presto un ricordo.

Questo, lo diciamo in un giorno particolare e "sacro" per la Nazione Siciliana: iniziò infatti fra il 30 ed il 31 marzo 1282, sul sagrato della Chiesa di S.Spirito a Palermo, la rivoluzione indipendentista del Vespro che, nell'arco di 90 anni, vedrà il Popolo Siciliano lottare, praticamente da solo e con le proprie forze, e trionfare contro una forza multinazionale canaglia, finalizzata a reprimerne l'identità, la libertà, la statualità, l'indipendenza.

In questo 726° anniversario noi siciliani indipendentisti rinnoviamo il nostro impegno alla lotta, di principio convintamente nonviolento, per la libertà del nostro popolo e di tutti i popoli repressi, certi della crescente forza e sostegno che giungono quotidianamente al Movimento per l’Indipendenza della Sicilia, il movimento dei siciliani orgogliosi e liberi.

Catania, 31 Marzu 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Link al volantino: http://nuke.siciliaindipendente.org/Portals/0/mis_tibet.pdf
Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia non esita a considerare come un atteggiamento odioso e pregno di oscuri presagi quello messo in atto dal candidato "autonomista" del centrodestra italiano alla Presidenza della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, il quale ha deciso di procedere legalmente contro un valido e stimato giornalista, Alfio Sciacca, "reo" di aver, da par suo, descritto in un articolo uscito ieri sul "Corriere della Sera" le dettagliate metodologie, e finanche le terminologie, della fitta rete clientelare del Presidente dimissionario della "Provincia regionale" di Catania, che sulla cronica sete di occupazione e sulle fameliche aspettative di politicanti piccoli e grandi ha costruito il suo "impero".

Sciacca non ha fatto altro, da cronista legato al territorio, che descrivere anche agli italiani quanto a Catania e in Sicilia è noto a tutti, senza partigianerie né acredini. E quindi l'atteggiamento totalitario di Lombardo suona come un tetro avviso ai giornalisti. Noi indipendentisti non accettiamo questo tipo di atteggiamenti che, almeno questi, ritenevamo appartenessero ad un passato in "camicia nera": conosciamo bene, sulla nostra pelle, gli effetti dell'indirizzamento colonialistico dei media, ma l'intimidazione giudiziaria, sommata alla dichiarata beffarda prospettiva di «pagarci la campagna elettorale» con il presunto risarcimento, ci sembra veramente troppo.

E quindi va, con accresciuta forza, la nostra solidarietà ad Alfio Sciacca, certi e convinti che l'episodio non lo abbia turbato (trattandosi, peraltro, non del primo attacco che subisce per il suo semplice ed efficace raccontare i fatti, tutti i fatti) e che non turberà i giornalisti e tutti i siciliani liberi che rappresentano le speranze di questa nostra amata Sicilia.

Al pari, ad esempio, di Berat Buzhala, giornalista kosovaro che ha vissuto per un'intera esistenza le violenze del regime colonizzatore, e che oggi è libero di festeggiare la libertà con toccanti parole: «Viva l'indipendenza di Kosova! Ed è con questo grido che la mia vendetta si esaurirà e potrò voltare pagina. Oggi comincia una nuova vita per tutti quelli che vogliono vivere nella Repubblica di Kosova». A lui, a tutti i kosovari, vanno le nostre felicitazioni e il nostro pieno riconoscimento (secondo la potestà che, da movimento di liberazione nazionale, ci è riconosciuta dal diritto internazionale consuetudinario), senza i vergognosi e interessati indugi e tentennamenti con cui i politici italiani hanno "riconosciuto" l'indipendenza kosovara. Possa, e lo diciamo con forza e convinzione, lo stato indipendente di Kosova essere un baluardo per la riaffermazione del sacrosanto diritto di autodeterminazione dei popoli, e possa il nuovo stato essere sinceramente e concretamente un luogo felice e progredito per tutte le etnie, senza padrini né padroni.

Ed è per dare voce ai siciliani stufi, che vogliono liberarsi di catene, bavagli, della necessità di vendersi per ottenere ciò che è loro diritto, per riaffermare il diritto al Popolo Siciliano di vedere riconosciute le proprie prerogative e alla Nazione Siciliana di riaffermarsi come stato indipendente e sovrano, per avere una Sicilia progredita e libera, per compiere in maniera assolutamente nonviolenta la nostra «vendetta» contro le inaccettabili reiterate violenze dello Stato Italiano, che il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, nonostante la prematurità delle tornate elettorali del prossimo aprile e pur non avendo ancora ultimato la propria riorganizzazione, in specie a livello territoriale, annuncia il proprio intento di partecipare, con proprie liste e candidati alle due Presidenze indipendenti da partiti o coalizioni, alle prossime elezioni politiche e regionali.

In tal senso, si fa appello a quanti desiderassero mobilitarsi per sostenerci, anche a livello organizzativo o proponendo candidature, di mettersi tempestivamente in contatto con la Segreteria del Movimento all'indirizzo di posta elettronica mis1943@gmail.com.

Catania, 27 Frivaru 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
L'arrivo notturno, al pari dei peggiori e vergognosi crimini, coperto da menzogne e da squadre in assetto antisommossa, in perfetto stile "regime totalitario", hanno vanificato il primo, ma non unico, obiettivo per cui nella giornata odierna ha comunque avuto inizio l'annunciato sciopero della fame promosso dal Movimento per l'Indipendenza della Sicilia: evitare lo sbarco delle 1500 tonnellate di rifiuti colonialisti.

Spazzatura divenuta strumento di invasione, una odiosa violazione della salute e del territorio dei Siciliani e prevaricazione della loro volontà, che è stata chiara: quell'immondizia non doveva sbarcare in Sicilia. Altro che "atto di solidarietà" al servizio della "coesione nazionale": è chiaro ed evidente che per i Siciliani ciò che importa è la salute, la dignità ed il benessere della loro vera Nazione, la Nazione Siciliana, e del proprio Popolo.

E tante sono state le adesioni alla nostra protesta, contro la quale si è abbattuto un silenzio squarciato solo per pochi secondi dai TG RAI regionali e di Telecolor e da poche testate "minori". Ma, a questo punto, prospettandosi la lotta come ancora lunga e difficile, sarebbe per il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia un atto di irresponsabilità sfruttare tante adesioni, di singoli cittadini come di gruppi, movimenti ed associazioni, ai fini di un mero "braccio di ferro" contro la stampa di regime.

Quindi l'astensione dall'assunzione di cibi solidi e liquidi avrà termine nella giornata di domani, sempre alle 8 antimeridiane, tramutandosi in una giornata di riflessione e catarsi collettiva, anche da parte di quanti, per problemi di salute, hanno aderito solo moralmente o per poche ore allo sciopero della fame.

Perché il rischio che quelle 1500 tonnellate non siano le uniche, ma solo le prime, è altissimo, e la guardia deve rimanere alta. Non solo: i cittadini comunque scesi in strada e quelli che hanno aderito alla protesta del MIS hanno dimostrato a chiare lettere che ciò che hanno a cuore è, in primis, la salute, troppo e troppo spesso messa a repentaglio dalle politiche colonialiste italiane.

Questo significa che la lotta indipendentista si concentrerà a favore di un piano di smaltimento dei prodotti post-consumo avanzato e all'avanguardia, che faccia ricorso a tutte le più efficaci metodologie di recupero, riciclo, riuso dei materiali, alla raccolta differenziata di ultima generazione (quella porta-a-porta con sacchetti personali, pesatura e conseguente detrazione dalla tariffa-rifiuti), ed ai trattamenti a freddo o con "torcia al plasma". Nessun inceneritore, portatore di inquinamento e morte, dovrà essere edificato in Sicilia.

La protesta quindi continua. Contro ulteriori sbarchi, decisi con un "colpo di mano" autoritario e arbitrario del Presidente Cuffaro. Si tratta forse della sua ultima "polpetta avvelenata" lanciata al termine della sua carriera politica, data l'ormai imminente condanna, in seguito alla quale rassegnerà le dimissioni?

E proprio tali prossime dimissioni ci impediscono, al momento, di individuare efficacemente un interlocutore istituzionale cui rivolgere la nostra protesta/proposta: l'ARS, prossimo a sua volta allo scioglimento, ci appare, nella sua pigra elefantiaca inattività, sempre più un apocrifo surrogato del glorioso Parlamento Siciliano che fu e che, grazie alla lotta e alla volontà dei Siciliani, tornerà.

Quindi, la nostra "sfida" viene ancora una volta rivolta ai partiti italiani e ai loro ascari "siciliani", autentici mestieranti dell'occupazione politica e territoriale della Sicilia. È dalle loro segreterie, vero centro della politica coloniale di occupazione delle antiche istituzioni dell'Isola, che vogliamo cogliere segnali chiari della loro volontà su questi e altri temi. Un loro rinnovato e reiterato silenzio sarà, come anche convulse risposte pronte a contraddirsi o a essere smentite, saranno l'ulteriore conferma dell'urgenza che la Sicilia ha di sbarazzarsi di costoro unitamente a tutti il sistema politico italiano ed allo stesso Stato Italiano che ne ha abusivamente imposto la presenza e l'occupazione della Sicilia.

Catania, 14 Jinnaru 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.

Come tristemente prevedibile, dopo la Sardegna, è il turno della Sicilia a doversi far carico di oltre 1500 tonnellate di rifiuti prodotti in Campania. Sarà la Sicilia, una delle due grandi colonie extraterritoriali italiane insieme per l'appunto alla Sardegna, a dover fare le spese, al costo di inquinamento e intasamento delle già sature discariche (pronte a loro volta al collasso come quelle napoletane), di decenni e decenni di malapolitica che di mafioso ha l'etica e l'iter procedurale.

Noi indipendentisti siciliani diciamo no, e, solidali con i fratelli indipendentisti sardi malmenati nonostante la protesta nonviolenta inscenata nel porto di Cagliari, e con la popolazione di Pianura, in lotta contro l'oppressione della politica clientelare (capace di uno stipendificio quattordicennale chiamato "commissariamento" mentre il Presidente della Regione Campania comminava ricche consulenze al proprio figlio) al costo della propria stessa incolumità, entrambi fatti segno di vergognose criminalizzazioni (non si è esitato, nascondendo le reali ragioni, ad agitare lo spettro di camorra e terrorismo pur di opprimere quanti esercitavano il proprio diritto di opinione e protesta in ossequio al dettato di quella Costituzione che in questi giorni compie 60 anni) annunciamo la decisione di intraprendere le nostre forme di protesta e pressione affinché la decisione, presa in maniera assolutamente autoritaria e non democratica, del Presidente della Regione Cuffaro sia definitivamente revocata.

Non dobbiamo, in tal senso, dimenticare o trascurare come l'impegno preso da Cuffaro, spacciato come «impegno per il Paese», sia in realtà controbilanciato dalla promessa del Presidente del Consiglio, Prodi, di finanziare i 4 discussi megainceneritori previsti in Sicilia (che, non dimentichiamolo, producono un terzo di ceneri altamente tossiche non ulteriormente utilizzabili e da stoccare al costo di contaminazioni di suolo e acque, quando esistono ottimi metodi di recupero, riutilizzo o riciclo di oltre il 90% dei prodotti post-consumo, sia raccolti in maniera differenziata - raccolta, questa, mai realmente fatta partire in Sicilia - che non) che serviranno, come già accade con il petrolio, ad inquinare la nostra Isola, avvelenare bambini, adulti e nascituri, e ad importare immondizia prodotta in Italia per mantenerli entro la prevista economicità d'uso. È un mero mercimonio, uno scambio in perfetto stile coloniale sulla pelle dei Siciliani che dimostra, ancora una volta, come i mali della Sicilia, che recentemente ha visto le proprie città e i propri amministratori in "coda" alle consuete "classifiche di fine anno", non derivino da questa o quella fazione politica, ma da tutto il sistema politico italiano, che nel suo insieme va urgentemente espulso dalla nostra amata terra di Trinakria.

Consapevoli che lunedì Porto Empedocle per "accogliere" la nave Italroro Two e il suo tossico contenuto, sarà "blindata" per evitare che si inscenino proteste di resistenza nonviolenta come quelle di Cagliari, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ha deciso di promuovere uno sciopero della fame da iniziarsi nella stessa giornata di lunedì, a partire dalle 8 antimeridiane.

Siamo certi che contro questo ennesimo affronto contro la Sicilia non mancheranno le adesioni, in parte annunciate già prima della nostra iniziativa ad esempio dall'avv. Francesco Tanasi, siciliano e leader del Movimento Consumatori, che ha promesso anche una specifica "class-action" cui va il nostro pieno supporto.
Siamo certi che non mancheranno i Siciliani, fieri della propria cultura e innamorati della propria terra, disposti al sacrificio pur di dimostrare la propria avversione a questa vergogna, che si aggiunge ad un secolo e mezzo di colonizzazione violenta e mafiosa.

Le adesioni possono essere tempestivamente comunicate al sito internet www.siciliaindipendente.org, all'indirizzo email mis1943@gmail.com, al numero telefonico 0955187777 (lasciando un messaggio in segreteria) o via fax allo 0952937230, indicando nome, cognome, età e città di residenza.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia comunicherà alla stampa la lista di quanti si asterranno dall'assunzione di cibi solidi e liquidi, riservandosi di promuovere ulteriori forme di protesta.

Catania, 12 Jinnaru 2008

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.
Solitamente il 31 dicembre è, tra preparativi e ultime spese, il momento del messaggio del Presidente della Repubblica Italiana. Tutta la stampa coloniale italiana si concentra, unitamente agli uffici di propaganda dei più noti leaders "politici", sulle solite frasi trite e ritrite.

Noi indipendentisti, come moltissimi siciliani, non lo ascolteremo, non lo commenteremo, per noi sarà come se lo stesso Capo dello Stato Italiano non esistesse. Per questo, preferiamo diffondere queste poche righe riepilogative, e d'augurio, a tutti i nostri fratelli, così come ai media, che come da consuetudine (per "superiore ordine") le ignoreranno. O meglio, le eviscereranno sì, ma tacendo alla gente. Che pure non ha più voglia di farsi ingannare, e sempre più spesso si rivolge a quei pochi ma fortunati esempi di stampa libera che si ostina ad esistere e non tace.

E proprio dalla stampa, ma ovviamente non quella italiana, giungono i segnali più significativi di conferma di ciò che, in questi ultimi anni, abbiamo affermato e dimostrato con sempre più forza e convinzione. Cioè, che l'Italia è al capolinea. "Times" e "Ney York Times", come già nel 2005 l'"Economist", non hanno faticato a descrivere l'Italia come un Paese al declino, sulla via del tramonto. Non hanno fatto altro che osservare una realtà che è sotto gli occhi di tutti, e che solo il rigido regime dei partiti italiani e il loro apparato di propaganda si ostina a negare, nascondere, dissimulare, cercando di distrarre i cittadini con finte beghe e numeri da teatro, quali ad esempio le scaramucce sulla legge elettorale, che alla fine sarà sempre e comunque conservativa e autoreferenziale rispetto ai partiti esistenti e, soprattutto, a chi già occupa le istituzioni: emblematico è l'esempio del "registro dei partiti".

Ma, nel frattempo, in Sicilia si sono nascoste le alluvioni e i baraccati anche da decenni e decenni, si è taciuto dei processi ai principali esponenti politici ascari, sono aumentati tasse e balzelli, è diminuita l'occupazione stabile, è aumentata l'emigrazione, si è attentato al territorio, all'ecosistema siciliano, ai beni comuni, sono aumentati (e aumenteranno, come annunciato, nel 2008) i prezzi non solo dei consumi di ciò che non ci fanno più produrre, ma anche dell'energia, dei prodotti petroliferi, dell'elettricità, che produciamo in misura maggiore di quanto non consumiamo. Al caro prezzo di centinaia, migliaia di bambini nati morti o deformi. Un tempo, lo stesso regime italiano i nostri bambini li ammazzava nella miniere di zolfo, dove rimanevano seppelliti spesso senza nome, come i loro fratellini non nati del XXI secolo.

Ma la preoccupazione dell'Italia è quella del nuovo Trattato Europeo, un nuovo manto burocratico distante anni luce dalle necessità e dalle culture locali, utile solo a fossilizzare l'attuale colonizzazione, grazie anche al sistema di ratifica parlamentare. Ma proprio dall'Europa arrivano le più grandi novità: al Montenegro indipendente presto si affiancheranno il Kosovo, la Scozia, e le Fiandre, proprio nel cuore dei potentati politici "europei". Si fa sempre più difficile negare l'inalienabile diritto di autodeterminazione dei popoli.  

È un'aria, quella della libertà della nazioni senza stato, che soffia su tutto il globo: dal Quebec alle Hawai'a, passando per la Catalunya, Euskadi, arrivando nel Libano dei giovani indipendentisti, nel Pakistan della martire Bhutto, fino in Tamil Eelam, in Nepal e fra i Maori di Aotearoa ("Nuova Zelanda") che nonostante la repressione poliziesca e le "cartoline" televisive negazioniste, proseguono nel loro cammino per riavere la terra sottratta con la truffa, l'inganno, la violenza.

La stessa truffa, inganno, violenza che sottrasse la Sicilia ai Siciliani. Ed è proprio in Sicilia che le summenzionate autorevoli testate anglosassoni, nell'intonare il Requiem per l'Italia, rinvengono invece una vitalità. Un sentimento, quello contro la mafia, che è innegabilmente contro ciò che guida, indirizza, promuove la mafia stessa: lo Stato Italiano.

Che sta per graziare Contrada: prima che l'ex dirigente del Sisde parli, spieghi come la mafia non sia altro che una struttura prevista, calcolata, necessaria per opprimere e criminalizzare la Sicilia. Che deve rimanere "brutta e cattiva", e far passare l'Italia per l'incarnazione della giustizia.

No, ma la stampa internazionale non ci sta. Napolitano grazierà Contrada, ma è il Napolitano che, in barba alle proprie origini e alla propria stessa storia politica, ad ogni piè sospinto preme sul pedale del risorgimentalismo, dell'italianismo, dell'unitarismo. E, soprattutto, non ci sta la gente. Non ci stanno i siciliani, a passare per "curnuti e vastuniati". La televisione potrà ancora mandare ridicole fiction apologetiche dei presunti "boss" mafiosi, potrà sottolineare come qualche stupido, soprattutto ragazzini senza una vera famiglia (e questo dovrebbe essere il cruccio dei media e delle istituzioni!), si sarà lasciato affascinare da questi romanzetti, ma il Popolo, quello Siciliano, è stufo.

Per questo il 2007 da un lato è stato tremendo, pieno di attacchi ed attentati alla Sicilia, alla sua cultura, ai suoi diritti. Si pensi alle "celebrazioni garibaldine", si pensi ai "bamboccioni" di Padoa Schioppa, impaziente di eradicare quanto rimane della trasmissione culturale e linguistica nelle famiglie siciliane, quelle di nonni e nipoti sotto lo stesso tetto. Ma il ministro italiano preferisce la omologazione, appiattimento, emigrazione (come molti suoi colleghi) per i giovani, e l'abbandono in ospizio per gli anziani. Anche per se stesso, non più in verde età?
E si pensi ad Amato e al suo parallelismo con il Pakistan. Ebbene, se i pakistani sono queli valorosi uomini e donne che impavidamente scelgono la piazza e rischiano la vita per chiedere democrazia e libertà dalle ingerenze esterne, allora ci sentiamo fieramente pakistani.

Ma proprio per queste ragioni, il 2007 è stato l'anno dell'inizio della rinascita per la Nazione Siciliana. Detenuta da uno Stato che esiste ormai solo sulla carta, come lo stesso cardinale Bertone ha in parte dovuto ammettere, costretto a dismettere finanche la propria compagnìa aerea di bandiera per appianare parte degli effetti della gestione criminale e personalistica degli "affari pubblici", la Sicilia ha ripreso il risveglio interrotto negli anni '40.

Questo risveglio passa anche per la lotta alla mafia, mafia che è effetto strategico dell'oppressione coloniale. Questo risveglio passa per un modello virtuoso di rivendicazione e gestione, che passa dalla piccole comunità e trova nei giovani i suoi migliori sostenitori, la nostra forte, vigorosa, disinteressata classe dirigente del futuro. Questo risveglio porterà all'indipendenza nazionale della Sicilia.

Presto i nostri giovani potranno evitare di lasciare casa e non tornarvi più, emigrati o morti. Presto i Siciliani potranno evitare di utilizzare quella lingua artificiosa ed imposta che ci troviamo costretti ad usare anche per redigere questo testo. Presto chiunque, in un procedimento elettorale tornato pienamente democratico, libero, e partecipativo, potrà partecipare liberamente alla formazione delle leggi (altro che le 19 "leggine regionali" dell'ARS 2007!) e alla gestione della terra. Si, la terra, perché la nostra rivendicazione finale è la restituzione della terra che fu dei nostri avi, che fu per secoli stato indipendente e sovrano, luogo di progresso e benessere, centro e traino dell'Europa e del Mediterraneo.

Questo perché adesso, dopo anni di difficoltà per i veri indipendentisti, e di inganni "autonomisti" e ridicole polverizzate imitazioni, il 2007 è stato l'anno in cui è realmente tornato un movimento indipendentista popolare, partecipato, serio, antimafioso, antimassonico, trasversale che cresce con il crescere di adesioni, entusiasmo, partecipazione popolare. Nel 2007 il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia è definitivamente ripartito, e l'obiettivo è vicino. Il 2008 sarà un anno decisivo, fra vecchie e nuove lotte, scoop e conquiste, e il ritorno nella piazza. Perché se è vero che parteciperemo alle consultazioni elettorali con nostri candidati e simboli per scardinare l'autorità precostituitasi dall'interno dei nostri palazzi occupati dai partiti abusivi e dai traditori e dimostrare la validità del "modello indipendentista", è sulla partecipazione popolare che si poggia il certo futuro di decolonizzazione, autodeterminazione ed indipendenza della Sicilia.

È questo il nostro sincero augurio per il 2008.

Catania, 31 Dicemmiru 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



LA SICILIA È SOTTO ATTACCO. È ORA DI DIFENDERLA E LIBERARLA DEFINITIVAMENTE


I fatti delle ultime settimane dimostrano senza dubbio alcuno che contro la Sicilia è in corso un durissimo attacco. Una guerra non dichiarata, ma assolutamente senza regole e senza quartiere, si abbatte contro la nostra terra da parte di chi, già da quasi un secolo e mezzo, la stringe nel pugno colonialista: lo Stato Italiano. Una guerra che potrebbe riportare in Sicilia un esercito di occupazione della Repubblica Italiana.

Il cui Presidente, Napolitano, va ad aggiungersi all'aberrante coro segregazionista ed isolazionista ai danni degli imprenditori vittime della mafia, ostracizzati dall'editto di Confindustria che, oltre a chiedere il suddetto intervento armato in Sicilia, indica l'espulsione per chi «collabora con la mafia», ovverosia paga il pizzo. Invece di aiutare gli associati, li abbandonano a loro stessi e ai feroci mastini mafiosi, strumento dell'oppressione colonialista unitamente ai teatrini mediatici a base di Bibbie annotate, cartoline "di minacce mafiose" ma scritte in italiano, e scambi di anelli fra detenuti al 41 bis che non potevano sapere dello scambio di cella. Ovviamente, dalla politica italiana nessun "NO" si erge, anzi il Governo plaude. E al coro si sono aggiunte altre dissennate voci, come l'ordine degli Ingegneri di Agrigento, che intende espellere i propri iscritti che incorressero nelle analoghe sfortune. Ci chiediamo: come pretendono di venirne a conoscenza? Per bocca di coloro che così invece costringono al silenzio nell'abbandono del ricatto e della violenza? È una soluzione assimilare le vittime ai carnefici, come anni addietro si fece con spacciatori e tossicomani bisognosi di cure? Sarebbe (ma per fortuna non è accaduto e non accadrà) come se l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia avesse chiesto l'espulsione del bravissimo e coraggioso collega Lirio Abbate, che ha dimostrato negli anni di voler continuare, da giornalista siciliano, la propria missione informativa sul fenomeno mafioso nel cui mirino si trova de tempo. Così come reagiscono alle estorsioni con pari coraggio i tanti che non cedendo ai ricatti mafiosi e "istituzionali", come Andrea Vecchio e Marco Venturi, impediscono la definitiva deindustrializzazione italiana della Sicilia.

Ma alle finte solidarietà, che si aggiungono ai discorsetti di circostanza che in queste settimane hanno "ricordato" il Gen. Dalla Chiesa (nel mirino sin dal 1979, troppo "scomodo" per l'Italia che pure alacremente servì), il giudice Livatino, Don Pino Puglisi, Libero Grassi, Pippo Fava, e altre vitime della mafia, si sono aggiunti altri attentati alla Sicilia, ai Siciliani, al futuro del Popolo Siciliano e della Nazione Siciliana. Catania, divelta e abbandonata, sfruttata con appalti truccati e palazzinari nuovamente a briglia sciolta, sull'orlo del baratro per l'incombente dissesto finanziario, vede nuove indagini a carico del Sindaco e di altri esponenti della politica coloniale ed ascara. Nessuna dimissione, l'illegalità è ormai un fatto comune, diffuso, accettato, come sostiene il sostituto procuratore Renato Papa.

Il Governatore della Banca d'Italia, Draghi, ha candidamente ammesso che il Sud e la Sicilia sono un masso al piede dell'Italia. Che ci lascino andare, allora! Ma ci risarciscano, fino all'ultimo soldo, e con gli interessi, i danni di tutte le ruberie italiche che sono servite a ripianare i debiti italiani e a finanziarne lo "sviluppo" (che in Sicilia ha portato solo inquinamento e morte), a partire dalle copiose riserve auree del Regno di Sicilia saccheggiate da Garibaldi. Vedrà, allora, l'illustre economista come freneranno i conti italiani, per tanto, troppo tempo sostenuti dal mercato di assorbimento rappresentato ancor oggi e sempre più dalle colonie megalelleniche. Vedremo come andrà al Nord senza le vessazioni fiscali a carico dei Siciliani. Che soffrono del sistema di sottosviluppo artificiosamente imposto dall'Italia, e sono troppo spesso costretti all'emigrazione, mai relamente interrottasi (sebbene sfugga alle statistiche ufficiali, ancora ancorate ai cambi di residenza e ai biblici censimenti). Ma che adesso anche la stampa di regime deve ammettere essere in piena ripresa, cogliendo addirittura il pieno plauso, senza alcuna vergogna, dell'editorialista del "Corriere della Sera" Angelo Panebianco, ovviamente convinto che la Sicilia sia solo una "nursery" da disprezzare ed abbandonare quanto prima, ricevendo solo ed esclusivamente una timida risposta contraria dal viceministro siciliano Sergio D'Antoni, unico ad ergersi nel silenzio della connivente e colpevole politica italiana.

La Sicilia per costoro è solo una terra da sfruttare, inquinare, violentare. Proprio in queste ore i tecnici della Panther Eureka stanno effettuando le ricognizioni propedeutiche alle trivellazioni, cui recenti sentenze (di un tribunale amministrativo italiano in Sicilia, e quindi di occupazione, abusivo) hanno dato il "via libera", assieme al "silenzio-assenzo" il cui termine è stato lasciar scadere dalla Regione Siciliana. A nulla valgono gli enunciati della politica italiana che si dice contraria, anche di quelli che a suo tempo autorizzarono (per proprio tornaconto) lo scempio in Val di Noto (che un noto cronista, ignorando le regole dell'UNESCO per i siti "Patrimonio dell'Umanità", semplicisticamente vorrebbe suddividere in aree "da proteggere" e aree "da perforare"). Perché la politica italiana parla, promette, enumera, annuncia, ma non agisce, se non contro la Sicilia. Si vedano, ad esempio, le autorizzazioni per la costruzione di quattro enormi, smisurati inceneritori nel territorio siciliano. Invece di iniziare una politica di gestione dei prodotti post-consumo (rifiuti) che inizia in casa con la raccolta differenziata, e prosegue con il conferimento porta a porta (premio lo sgravio delle tariffe sui rifiuti) indirizzato al riciclo o al compostaggio, i politici ascari e colonizzatori costruiscono impianti che, per mantenere l'economicità d'uso, dovranno importare rifiuti da altre regioni, produranno un terzo di ceneri di risulta, vale a dire pericolosissimi rifiuti speciali non più trasformabili e da stoccare pressoché in eterno, ed una massa pari agli stessi rifiuti inceneriti di fumi, gas, sostanze nocive (diossina), e polveri sottili, tanto sottili da infiltrarsi nelle membrane cellulari e causare malattie gravissimi e fulminanti. Questo, senza diminuire di un centesimo le tasse, ma mettendo definitivamente in ginocchio la produzione agricola siciliana, e tutto l'ecosistema siciliano.

È come se ci imponessero di dare fuoco alla nostra spazzatura dentro un grosso barile petrolifero, in casa, a finestre chiuse. Invece porte aperte, anche dai tribunali che del colonialismo italiano sono i centri di potere al pari dei palazzi della "politica", alla caccia, che miete vittime innocenti nella fauna e anche fra gli umani, permette a personaggi armati di scorazzare nei fondi privati e nelle aree pubbliche (ove i turisti conseguentemente non si recano) senza uno straccio di permesso oltre alla "licenza". Questo per blandire quei comitati d'affari che ancora sostengono questa pratica assassina che in Sicilia andrebbe cancellata.

In Sicilia urgerebbe una campagna di rimboschimento con piante ad alto fusto, vista anche la vergognosa strage che ne hanno fatto gli incendi estivi, possibili perché nessuno (strumentalmente) vigila. E invece, senza ricambio vegetale, il terreno si impoverisce, diminuisce l'apporto idrico, aumenta l'erosione, le temperature si innalzano. È di questi giorni l'allarme per la drastica diminuzione del raccolto vitifero a causa delle alte temperature estive. E dire che l'uva da tavola tipica siciliana, e i nostri vini, dovrebbero rappresentare l'avanguardia di quelle produzioni di qualità che, da sole insieme alla produzione ittica che è virtualmente un terzo di quella totale "italiana", salverebbero la Sicilia. Turismo, terzo settore, l'industria di ultima generazione ci proietterebbero nel benessere diffuso, per un popolo di sei milioni di persone.

E invece, ci hanno svenduto come sviluppo i petrolchimici che già quando vennero costruiti erano assolutamente antiquanti e pericolosissimi: infatti furono impiantati solo nelle zone povere soggette alla potestà italiana. Niente mostri fumogeni nei "salotti d'Italia", niente acque inquinate, spiagge distrutte, bambini deformi o nati morti in percentuali spaventose.

E oggi ci sventolano sotto il naso i rigassificatori, i termovalorizzatori, il Ponte sullo Stretto (che nessuno mai ha progettato definitivamente perché IRREALIZZABILE, ma che adesso vogliono nuovamente promuovere impedendo il normale traghettamento dei treni), nuovi porti per gli yacht di lusso, come quello di Lipari. Ma guai ad ammettere che ogni modifica della linea della costa influenza fortemente le correnti marine, e penalizza l'attività della pesca, dell'itticoltura, della stessa navigazione e fruizione del mare, con perdite economiche catastrofiche. Senza contare gli spaventosi sprechi, da "'O Scià" a Lampedusa (che vorrebbe sensibilizzare sull'immigrazione, quando per regolarla servono informazione e trattati internazionali chiari, che solo uno Stato Siciliano in prima persona potrà stilare nell'ambito mediterraneo), ai festeggiamenti per i 60 anni di un'ARS ormai morta e sepolta, come la totalità delle istituzioni pubbliche siciliane occupate dagli italiani e dagli ascari al servizio dei loro partiti (vecchi, nuovi, e "futuri" come il costituendo PD neocentralista al pari delle formazioni da cui origina), capaci solo del proprio profitto, senza più alcuna reale politica per la collettività (si veda ad esempio il corteo dei musicisti a Palermo di alcuni giorni addietro).

A queste condizioni, diventa sempre più agevole individuare nel recupero dell'indipendenza politica, economica, culturale della Sicilia l'autentica soluzione definitiva. E infatti non manca zelante la risposta della propaganda italianista: a S. Margherita Belice (non lontano dal "Cretto" di Alberto Burri ove un noto rotocalco ha fatto denudare una nota modella trevigiana per un becero - e conseguentemente sacrilego - calendario) dove ancora sono profonde le ferite del terremoto del 1968 cui malamente e solo per interesse rispose l'Italia (quando nel 1693 nell'allora Regno di Sicilia la ricostruzione del dopo terremoto portò lo splendore del barocco nel Val di Noto), il Sindaco ha imposto agli alunni un alzabandiera mensile. Nessuno a quei bambini insegna che quella bandiera, scimmiottamento di quella francese, è lorda di eroico sangue siciliano, e che la bandiera dei Siciliani è ben altra. Ma non mancano anche le dimostrazioni di coraggio, come l'aperta azione antimafia esercitata in tribunale dal Comune di Partinico, e gli slanci sicilianisti che già in precedenza avevamo plaudito, ad esempio del Sindaco di Capo d'Orlando, Sindoni.

Ma non mancano nemmeno le strumentalizzazioni. Come la S. Messa in Lingua Siciliana, divenuta, dopo anni di sottaciute volenterose celebrazioni nell'antica lingua del nostro Popolo, una manifestazione "folk", e in quanto tale inserita dal Presidente della "Provincia Regionale" di Catania, Lombardo (che dopo lo sventolamento "autonomista" ha già pianificato e reso pubblico il ritorno, con accresciuto "potere" personale, all'ovile UDC, partito cui ufficialmente non ha mai cessato di appartenere) in una mostra sul folklore. Quindi, la religiosità e l'identità linguistica dei siciliani ridotta a spettacolo da baraccone. Quando è palese che proprio l'imposizione, al posto del latino che è "lingua madre" del siciliano (la figlia più similare, sebbene con le sue spiccate peculiarità dovute alle ascendenze greche, arabe, sicule e non solo), dell'italiano (lingua "sorella minore" del siciliano, se non in parte addirittura "figlia") nella Messa è funzionale a quel meccanismo assimilazionista che vorrebbe "italianizzare" i siciliani, anche evitando la ratifica della "Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie"

Ma sono proprio i siciliani a testimoniare ogni giorni che loro, non intendono tacere. Lo dimostrano le ormai quotidiane manifestazioni sui più disparati temi, dalla richiesta di restituzione della Venere di Morgantina (che da ieri, ma nessun media ci tiene a sottolinearlo, è ufficiale che sarà restituita solo dopo il 2010), ai comitati contro le trivellazioni, il Ponte sullo Stretto, gli inceneritori, le estorsioni, e non solo. Tutte manifestazioni di una volontà unica, quella di rientrare in possesso della propria terra, della Sicilia.

Manifestazioni che crescono, cresceranno, al fianco e al pari di quelle che in queste ore affollano le strade della Birmania, in marcia con monaci, monache, intellettuali, artisti, gente comune, incuranti della repressione, del coprifuoco, delle cariche dei militari, della morte di alcuni manifestanti come è stato oggi annunciato, delle stesse sanzioni che servono a piegare gli oppressi e non gli oppressori. Ogni lotta per la libertà, la democrazia, l'indipendenza è la lotta dei Siciliani e del Movimento per l'Indipendenza della Sicilia. Anche noi abbiamo visto i nostri fratelli cadere sotto il fuoco italiano, come a Palermo nel 1944 o a Randazzo nel 1945. Abbiamo creduto all'accordo con l'Italia, ma ormai è chiaro che il Re è nudo, i mercanti sono rientrati nel tempio, è ora di riprenderci la nostra Sicilia, la nostra Patria. Con rinnovata forza convintamente nonviolenta ed incessante. Fino al trionfo finale.

Catania, 26 Rigustu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



QUELLO DELLA "VENERE DI MORGANTINA" SARÀ UN LENTO RITORNO. E GLI ALTRI TESORI TRAFUGATI?


È giunta da poche ore la notizia che l'antica opera d'arte definita "Statua di culto di una Dea" e comunemente nota come "Venere di Morgantina" sarà «restituita all'Italia insieme ad altri 39 manufatti». Ma, contrariamente a questi ultimi pezzi che verranno inviati nei prossimi mesi, la "Venere" verrà trattenuta fino al 2010 dal Paul Getty Museum di Malibu.

A tal proposito il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia esprime la propria preoccupazione circa i modi, i tempi e le motivazioni di questa restituzione di un bene che fu, come da una sentenza passata in giudicato presso il Tribunale di Enna, trafugata in Sicilia dagli scavi di Morgantina e successivamente venduta al Getty Museum i cui responsabili erano consci della provenienza illecita della statua.

Ci chiediamo quindi perché tale reperto non sia piuttosto il primo ad essere restituito, invece che l'ultimo. La risposta è che un simile capolavoro (alle cui fattezze le fotografie diffuse dal Getty Museum non rendono giustizia, mentre le restituiscono il pregio e valore che le sono proprie quelle scattate dal fotografo ed editore indipendente Rino Baeli per una mostra itinerante che dura sin dal 1993 e che ancora a lungo rimarrà l'unico modo per ammirare la "Venere", o meglio "Afrodite", di Morgantina) è talmente remunerativo da essere pressoché irrinunciabile. Tanto da farci insorgere la preoccupazione che l'Italia, una volta ottenuta la statua, esiterà a restituirla alla Sicilia e ai Siciliani, preferendo trattenerla o prestarla ad altri musei esteri.

Infatti il governo italiano (e non i proclami di certi parlamentari eletti in Sicilia che fino a poche settimane fa promettevano un «pronto ritorno della statua», senza nemmeno sapere ove essa si trovasse) ha potuto ottenerne la restituzione dando in cambio la disponibilità per prestiti di altre opere, ma non crediamo saranno i musei italiani ad essere spoliati in tal senso, sebbene temporaneamente. Temiamo che saranno altri manufatti siciliani, come il "Satiro Danzante" appena rientrato a Mazara del Vallo dopo un lungo tour fra Roma, Tokio e Parigi, a prendere il volo.

E temiamo che la restituzione dei 40 reperti sia stata contrattata rinunciando a ben altre restituzioni. Sono infatti ben noti altri casi di reperti mancanti e presumibilmente disseminati in vari musei degli U.S.A.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia non accetta tale rinuncia, in quanto quei reperti sono proprietà esclusiva dei Siciliani, e ne chiede la meticolosa catalogazione, individuazione e restituzione.

Molti elementi provengono anch'essi dagli "scavi di Morgantina", città greca di Sicilia che, nelle giornate del 5 e 6 agosto, verrà fatta rivivere, su iniziativa dell'Archeoclub "Morgantina - Aidone", proprio dai cittadini aidonesi che di quell'antico centro urbano, ancora in gran parte nel sottosuolo, sono i discendenti.

Con il suo teatro unico al mondo, Morgantina è l'unico caso documentato di "colonia greca" siciliana eretta nell'entroterra (sebbene c'è chi ritenga doverla identificare con l'odierna Agnone Bagni). E quasi certamente essa, prima dell'arrivo dei greci, era la città da cui la Sicilia stessa prese il nome di "trinakria": infatti antiche iscrizioni in lingua sicula fanno riferimento alla città (e all'isola di cui ne era ideale capitale) di "thrinakie" o "trinacie", affine al sanscrito "trinakyia", cioè "il giardino".

La riscoperta di questo luogo, delle sue strutture, del suo nome, dei suoi usi e costumi, che viene effettuata da qualche anno a questa parte, insieme alla lotta per riaverne i tesori, è metafora della lotta di tutti i Siciliani nel rivendicare la propria identità di Popolo, la propria millenaria storia di Nazione, il proprio ineluttabile destino di Stato Indipendente e Sovrano.

Catania, 1 Agustu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



CATANIA, DISSESTO FINANZIARIO: RESPONSABILITÀ ED EFFETTI

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia accoglie con sgomento, ma anche senza alcuna sorpresa, l'esito dello studio effettuato dagli ispettori del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui conti del Comune di Catania.

Infatti la nera crisi economico-finanziaria in cui versa l'amministrazione di Palazzo degli Elefanti era cosa ben nota ed ampiamente denunziata da più parti, ma altrettanto ampiamente trascurata e, almeno in parte, minimizzata, tanto dalla classe politica nella sua interezza, quanto dai principali media.

E questi ultimi a lungo, nonostante le grida d'allarme che giungono da tutto il centrosinistra etneo, non si sono premurati di chiedere alla attuale amministrazione lumi sulla vicenda, lasciando che fosse questa a "farsi sentire" con comodo nella giornata odierna, né chiariscono, almeno per grandi linee, alla cittadinanza cosa significherebbe la dichiarazione di "dissesto finanziario".

Ebbene, tale dichiarazione equivale sostanzialmente al "fallimento" di una persona fisica o giuridica. Quindi, quello di Catania è un Comune che, bruciati i soldi dei contribuenti, è praticamente sull'orlo del baratro.

Spese faraoniche, dissennate, per finanziare lo sventramento della città hanno preso il posto di quella "politica della ragionevolezza" che, prima delle grandi opere, avrebbe dovuto, partendo dalle piccole ma essenziali necessità, iniziare un cammino di risanamento sociale, produttivo, lavorativo, commerciale, culturale ed in generale della vivibilità del Capoluogo etneo.

Spese enormi e quanto meno procrastinabili (che senso ha disseminare rotatorie malprogettate quando tutte le altre strade urbane sono ridotte ad autentiche "trazzere" preborboniche?) rese invece indispensabili dalla "politica dell'apparire" di cui il Sindaco di Catania, il docente universitario napoletano Umberto Scapagnini, è indubitabilmente maestro.

Una politica delle "evidenze di facciata" che viene preferita alla giusta ed oculata amministrazione nell'ottica dell'elezione diretta, con l'immancabile supporto di quelle metodologie clientelari di gestione e controllo del voto (assolutamente non "libero, personale, segreto") che decidono da decenni le contese elettorali nella martoriata Sicilia.

A Catania si lastricano le piazze del centro ma mancano le politiche turistiche ed anche i trasporti pubblici sono fallimentari, a Catania si rifanno (male) le circonvallazioni ma i quartieri popolari sono invivibili, a Catania si paga una TARSU enorme ma rimangono i vecchi luridi cassonetti scoperchiati e bruciacchiati senza nessuna forma di raccolta differenziata, a Catania l'amministrazione comunale contesta le classifiche ove la città appare puntualmente (assieme a molti altri comuni Siciliani) agli ultimi posti (tranne quelle riguardanti la criminalità ed altri fenomeni perversi) ma da anni non esiste più nemmeno un programma di spettacoli estivi che valorizzi la città agli occhi di catanesi e non.

Catania, che viene sbandierata strumentalmente da più parti come potenziale "Capitale del Mediterraneo", è stata un centro produttivo e vivace, un tempo oggetto di immigrazione. Via via, la colonizzazione italiana tramite la mafia, i partiti politici e gli ascari siciliani al loro servizio, l'ha rasa al suolo, al pari di tutta la madre Sicilia.

Noi indipendentisti siamo consapevoli che questo dissesto finanziario sia ormai inevitabile viste le cifre rese pubbliche, con la conseguente pluriennale riduzione dei servizi offerti dal comune alla cittadinanza, aumento delle tariffe dei restanti servizi, aumento dell'aliquota dell'imposta comunale sugl'immobili (ICI). Non crediamo alle scontate quanto tardive parole di rassicurazione giunte tanto dal Sindaco quanto dall'Assessore al Bilancio, Gaetano Tafuri, che tentano di minimizzare la devastante portata dei debiti del Comune, al tempo stesso però scaricando la colpa solo sull'Amministrazione Bianco, e chiedendo «collaborazione» a parte dell'opposizione.

Ricordiamo che il Commissario Straordinario della città di Taranto, popolata oltre la metà di Catania, giusto un anno addietro non ha potuto che dichiarare il dissesto finanziario per un debito totale ammontante a meno della metà di quello di Catania. Analoga situazione si è verificata ad Enna, e per tredici anni a Napoli.

E siamo fermi nell'affermare che a fallire è il Prof. Scapagnini, del quale chiediamo immediate dimissioni ed il pronto commissariamento, a fallire sono stati i suoi predecessori, a fallire è la classe politica italiana, non Catania e i catanesi, che come gli altri Siciliani capiscono ogni giorno di più che solo riprendendoci la nostra terra, le nostre città, i nostri destini, solo l'Indipendenza della Sicilia è la concreta soluzione per porre fine a questa epoca di sfruttamento, depauperamento, violenza, corruzione, colonizzazione della Patria Siciliana e delle sue meravigliose città.

Catania, 30 Jugnettu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



GARIBALDI: NESSUNA OMBRA, FU CERTAMENTE SCHIAVISTA, MERCENARIO, INVASORE, CARNEFICE

Sono iniziate le celebrazioni per il 200° anniversario della nascita dell'avventuriero nizzardo Giuseppe Garibaldi. Come prevedibile, ancora all'insegna delle falsificazioni e delle agiografie risorgimentalistiche.

Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia si dichiara profondamente deluso e parzialmente sorpreso dalle parole del Capo dello Stato Italiano, Giorgio Napolitano, che ha ricordato Garibaldi definendolo «espressione di idealità ancora vive della democrazia italiana». Quali idealità? Quelle di sentirsi italiani solo davanti ad un piatto di pasta o ipnotizzati dal televisore ad assorbire gli ammorbanti messaggi del regime mediatico che ci ha imposto una letale identità fittizia ed allogena? Quale democrazia italiana? Quella che in Sicilia gestisce e controlla il voto, tutt'altro che «personale, libero, segreto» ma invece palesemente gestito in maniera strettamente e scientificamente clientelare legandolo non alla pura espressione di volontà e pensiero, ma esclusivamente al bisogno impellente di sopravvivenza dovuto alla situazione di gravissimo degrado cui la Sicilia e i Siciliani sono costretti con la forza?

Ci ha delusi il Presidente Napolitano, dopo averci incoraggiati con le sue recenti parole favorevoli all'applicazione piena dello Statuto Speciale di Autonomia per la Regione Siciliana, facendoci credere che veramente, come gli augurammo all'indomani della sua elezione, avrebbe potuto essere «un valido, saggio e sapiente traghettatore, l'ultimo presidente dello Stato Italiano per come lo conosciamo oggi: lo stato degli inganni, dell'alienazione culturale, della prigionia mentale, dei consumi compulsivi dell'altrui produzione, della depressione economica e produttiva, dell'ambiente negato, delle nazioni represse, lo Stato Italiano centralista, colonizzatore, assimilazionista, oppressore».

Eppure il Capo di questo Stato Italiano ha intelligentemente e scientemente glissato sulla figura storica dello stesso Garibaldi, definito «un personaggio sul cui operato si addensano numerose ombre» dall'on. Reina dell'Mpa. E allo stesso partito appartiene il sen. Pistorio, protagonista di una querelle al Senato ove, secondo il regolamento, non gli è stata data la possibilità di esprimere la propria visione sulle «contraddizioni profonde del processo di unificazione nazionale», protestando per il mancato «cenno al tema ancora aperto dell'unità sostanziale del nostro Paese».

Tema molto caro allo stesso Pistorio, in passato già dichiaratamente desideroso di voler «promuovere davvero l’unità del Paese», ed al partito di cui è membro. Ma è chiaro che ci troviamo, da parte di personaggi che non più di alcuni mesi addietro non osavano porre dubbio su Garibaldi e la nascita dello Stato Italiano, di una errata individuazione tanto della Patria di appartenenza (a prescindere dal riconoscerla o meno come propria), che è e sarà sempre quella Siciliana, quanto di una innegabile confusione, nonostante i manifesti intenti "revisionistici", circa la nascita dello Stato Italiano.

Ebbene quella italiana non fu e non può essere considerata una "unificazione" tanto per le modalità violente e impositive che la caratterizzarono nel suo essere una espansione territoriale (corroborata da un plebiscito non democratico di facciata) di uno stato già esistente, quello piemontese, e non un consesso di realtà statuali liberamente unitesi, quanto per la palese inesistenza, a tutt'oggi, di una "nazione italiana" storica in nome della quale compiere "ad ogni costo" la nascita dell'Italia non più come mera indicazione geografica della penisola italiana, ma come Stato sotto le insegne della monarchia sabauda, per la cui sopravvivenza economica la conquista del Regno delle Due Sicilie, Stato tra i più economicamente e tecnologicamente più progrediti del mondo di allora sebbene in difetto di libertà politiche nei confronti della Sicilia che già con esso perse la propria statualità, fu provvidenziale e necessaria.

La "unificazione" o "riunificazione" non aveva ragion d'essere, nemmeno quale riedizione di quello che viene solitamente considerato il "precedente": l'Impero Romano. Che peraltro, va ricordato, venne costruito con la violenza, l'imposizione, la guerra, al pari stesso del Regno d'Italia (anche nel suo "ritorno in Sicilia" del 1944). Impero Romano che iniziò , tra le altre deleterie politiche, il disboscamento della Sicilia i cui effetti in tema di erosione, approvvigionamento idrico, clima, si sentono forti oggi. Impero Romano che però non osò annettere la Sicilia al "territorio metropolitano", ma di cui fu invece la prima Provincia, ovverosia la prima colonia extraterritoriale. Impero Romano che, nonostante l'apparente "forza", finì di esistere, come è destinato a cessare ogni imperialismo.

Compreso quello dello Stato Italiano, a cui oggi, nonostante la lettera dello Statuto Speciale che è parte integrante della Costituzione della Repubblica Italiana, è oggi annessa al 100% la colonia Sicilia. Invasa e conquistata brutalmente con la forza e ingenti denari dal mercenario Giuseppe Garibaldi.

Del quale si suole tacere, o tutt'al più accennare in termini accondiscendenti, dei suoi trascorsi di schiavista e ladro di bestiame («tratto negri e cavalli», egli stesso affermò), di persona incline alla delinquenza e allo stupro (cosa che gli costò l'orecchio sinistro) o di tutt'altro che intrepido corsaro al soldo di una "repubblica delle banane", la "Republica do Rio Grande do Sul" voluta dal proprietario terriero Bento Gonçalves da Silva a partire da una concessione bananiera e diventata un centro di corruzione e violenza arbitraria.

Così come si tace dell'ampia copertura dell'Impero Britannico, che agevolò lo sbarco dei "circa Mille" a Marsala con gli "sloops" Argus e Intrepid, da centinaia di bocche da fuoco e pieni zeppi di Royal Marines, oltre le altre imbarcazioni ove verranno corrotti i vertici militari duosiciliani. Così come si tace delle decine di migliaia di mercenari-macellai, in gran parte ungheresi, che fecero il "lavoro sporco" al posto dei "volontari garibaldini", inventando al loro posto la figura dei "picciotti", invero manovalanza mafiosa inviata da chi aveva "fiutato l'affare" nell'opportunità dell'annessione piemontese, ottenendone denari, terre (promesse e mai assegnate ai contadini siciliani) che saranno la base economica della nascente mafia, e l'incarico di dare inizio all'oppressone colonialista, divenendo struttura e strumento dello Stato Italiano.

E poco o nulla si dice delle stragi perpetrate con scientifica crudeltà dal luogotenente di Garibaldi, Nino Bixio, "'u cani arraggiatu", al quale anche in Sicilia sono incredibilmente intitolate strade e piazze.

In tal senso, il nostro gradimento e plauso va forte all'iniziativa del Sindaco di Capo d'Orlando, Enzo Sindoni, che ha deciso di dare una svolta in direzione della verità e della gloriosa storia di Sicilia alla toponomastica del proprio comune, iniziando da piazza Blasco Alagona, nuova denominazione della già piazza Ruggero di Lauria, definito (al pari, aggiungiamo, dello stesso Garibaldi e dei suoi compagni di scorrerie e di altri più recenti e attuali personaggi tristi protagonisti degli ultimi scenari bellici) alla cerimonia di ridenominazione della piazza un «criminale di guerra» dal Prof. Corrado Mirto, il più importante esperto di Storia della Sicilia medievale e in gioventù membro della Lega Giovanile Separatista del MIS, di cui il Prof. Mirto ha più volte salutato con favore la attuale rivitalizzazione.

Ma tali indispensabili e coraggiose iniziative non bastano perché si metta ancora a tacere chi grida allo "scandalo" e alla "lesa maestà" quando si osa dire la semplice realtà fattuale su Garibaldi e sui fatti che portarono alla conquista militare del Regno delle Due Sicilie, mascherata da "liberazione" quando invece fu un autentico saccheggio, di cui, con lacrime di coccodrillo (giacché egli stesso derubò il Banco di Sicilia delle riserve auree strategiche del Regno) lo stesso Garibaldi ebbe quasi a pentirsi, dicendo «veggo succedere il vituperio della Sicilia mia seconda terra d'adozione», aggiungendo: «Non rifarei la via del Sud, temendo di essere preso a sassate!».

E a gridare alla "lesa maestà" si è messo, alcuni mesi addietro, ad esempio il Coordinatore estero di "Italia dei Valori", Massimo Bernacconi, che ha lanciato velenosi strali contro il nostro Movimento reo di aver sottolineato quanto Garibaldi realmente fosse violento e inaffidabile, cosa confermata anche dalle parole di Vittorio Emanuele II rivolte a Cavour circa le ruberie del pirata nizzardo: «Come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene - siatene certo - questo personaggio non è affatto così docile né così onesto come lo si dipinge, e come Voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l'affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l'infame furto di tutto il denaro dell'erario, è da attribuirsi interamente a lui, che s'è circondato di canaglie, ne ha seguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa».

E Bernacconi va ad aggiungersi alla triste e lunga schiera di personaggi che, in nome delle falsità istituzionalizzate a fini propagandistici, si oppongono al giusto corso della ricerca storica, che come ci insegna giusto il Prof. Mirto è e deve sempre essere pronta a "rivedere se stessa" in nome della verità dei fatti (un "revisionismo" necessario in presenza di enormi falsità), ed alla sacrosanta rivendicazione di quei siciliani che rivendicano il diritto all'autodeterminazione ed al pieno e diretto esercizio della sovranità per la Nazione Siciliana con l'obiettivo della piena indipendenza e in collaborazione paritaria con i popoli italici, di tutta l'Europa e del Mediterraneo.

Una schiera di personaggi come Mussolini, che definì il separatismo siciliano «conati separatistici di spregevoli mercenari del nemico», mentre Pietro Nenni lo ritenne «un movimento vandeano sostenuto dalle vecchie forze fasciste», con Togliatti che gli fece eco definendolo «fascismo», quando alla Assemblea Costituente più volte il fondatore del MIS, Andrea Finocchiaro Aprile, venne provocato da deputati italiani con l'invettiva «perché non fece il separatismo sotto Mussolini?», ottenendone la risposta «perché non faceste voi la democrazia sotto Mussolini?», o Ferruccio Parri, che definendo il nord «superiore democraticamente» al sud, intimò ai siciliani di «metter da parte ogni impazienza autonomistica», come se la naturale rivendicazione dell'indipendenza da parte di un popolo glorioso potesse o possa essere ridotta e minimizzata ad un qualunque autonomismo!

E oggi la classe politica italiana non fa altro che confermare simili invettive, mantenendo questo stato di violenta colonizzazione, di tentata assimilazione, di ostinata falsificazione. E ad essa, ai suoi esponenti italiani e ai traditori siciliani al suo servizio, rivolgiamo ancora la parole del nostro grande leader Finocchiaro Aprile: «Si è fatta la voce grossa in Italia contro l'indipendentismo siciliano, sorto in difesa della nostra terra; noi non siamo che le avanguardie di un popolo che ormai muove alla riscossa e che nulla più fermerà. Non vi opponete alle sue giuste rivendicazioni. Voi avete il dovere di evitare una catastrofe. L'indipendenza della Sicilia è la sola soluzione del conflitto tra la Sicilia e l'Italia, e la Sicilia la conquisterà».

Catania, 7 Jugnettu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



IL TESSERAMENTO DEL M.I.S. ACCESSIBILE ANCHE ON-LINE


Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia è lieto di annunciare che sul proprio portale ufficiale www.siciliaindipendente.org sono state rese disponibili modulistiche e spiegazioni sulle modalità di adesione al M.I.S. per il biennio 2007/2008. Sul tale portale sono inoltre disponibili varie modalità di versamento delle quote associative e di donazione, tra le quali è presente la possibilità di usare carte di credito, anche prepagate. È stato inoltre reso disponibile per la libera fruizione e scaricamento, assieme a molto altro materiale documentale e propagandistico già presente o che verrà aggiunto nelle prossime settimane, il manifesto ad alta risoluzione della campagna ufficiale di tesseramento del Movimento.



M.I.S. ENROLMENT ACCESSIBLE ON-LINE

The Movement for the Independence of Sicily is glad to announce that on its official web portal www.siciliaindipendente.org have been made available forms and explanations on the modalities of adhesion to the M.I.S. for the biennium 2007/2008. On the same portal several modalities of payment of enrolment fees and donation are moreover available, including the possibility to use credit cards, prepaid ones included. It has been also made available for free use and download, together with lots of other propaganda and informative material already present on the site or that will added in the next weeks, the high resolution manifest of the official campaign of enrolment to the Movement.

Catania, 23 Jugnu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



17 GIUGNO 2007: COMMEMORAZIONE PER I MARTIRI DELL'EVIS


Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia annuncia che DOMENICA 17 GIUGNO alle ore 10.30 renderà omaggio ai Martiri dell'EVIS Antonio Canepa, Carmelo Rosano, Giuseppe Lo Giudice e Francesco Ilardi, presso la loro tumulazione ospitata nel Viale degli Uomini Illustri del Cimitero Monumentale di Catania sito in via Acquicella.

Durante la stessa mattinata una delegazione aperta del MIS renderà omaggio al Cippo eretto in località "Murazzu Ruttu", luogo ove Canepa, Rosano e Lo Giudice persero la vita per piombo italiano il 17 Giugno del 1945. Sarà anche l'occasione per rivolgere un ricordo a Francesco Ilardi, caduto cinque giorni dopo durante un pattugliamento, a Raffaele Di Liberto, ucciso durante la "battaglia di San Mauro" combattuta presso Caltagirone da poche decine di volontari evisti contro le divisioni corazzate del Regno d'Italia, e a tutti i caduti per l'indipendenza nazionale della Sicilia, come il giovane Pasquale Macaione e gli altri nostri martiri rimasti senza nome.

L'EVIS, Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, nacque per emanazione dalla Lega Giovanile Separatista del MIS in risposta alla violenta repressione italiana che, dopo la chiusura delle principali sedi del MIS, era culminata il 19 ottobre del 1944, non casualmente mentre i vertici del MIS erano in congresso in una Taormina ferita dai bombardamenti, con la "strage di via Maqueda", consumatasi a Palermo, l'autentica "bloody sunday" siciliana, con l'esercito italiano che sparò arbitrariamente su inermi manifestanti che chiedevano pane e libertà dal giogo italiano e ne ottennero la morte.

Ma l'EVIS non aveva ancora sparato un colpo quando il Professor Antonio Canepa, che ne era il Comandante con il nome di battaglia di Mario Turri, verrà trucidato da una pattuglia di Carabinieri appostata sulla strada Randazzo-Cesarò, insieme al suo secondo, il laureando in Scienze Economiche Carmelo Rosano (che giusto in quel giorno vedeva il proprio 22° genetliaco) e lo studente ginnasiale Giuseppe Lo Giudice. Si salveranno dalle raffiche dei militi italiani Nino Velis, Pippo Amato, e Armando Romano, quest'ultimo rinvenuto ancora vivo nella cassa di legno trasportata presso il cimitero di Jonia (Giarre-Riposto) ove avrebbe dovuto essere seppellito unitamente agli altri tre, con lo specifico obiettivo di sottrarli per lunghi anni alla commozione popolare e all'omaggio dei militanti indipendentisti.

E per tale ragione il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ha deciso sin dalla sua riorganizzazione, e con rinnovata convinzione forte della partecipazione sempre più ampia ed entusiastica, di riprendere la vecchia tradizione di commemorare principalmente nel luogo ove riposano i propri caduti, giacché i gli evisti vittime innocenti di quell'eccidio ed in generale della violenza italiana erano e saranno sempre militanti del MIS.

Infatti è forte la convinzione del Movimento tutto che solo con un rispettoso e silente omaggio, anche presso il Cippo ove però non si renderà complice dell'ennesimo comizio-scampagnata pomeridiano di cui negli ultimi anni alcuni sparuti gruppi si sono resi artefici, e soprattutto con l'alacre e incessante lotta, condotta  dai sempre più numerosi militanti del MIS ancora nel segno e sotto la bandiera dell'EVIS ma con mezzi e principi convintamente nonviolenti, quei Martiri potranno trovare veramente Pace e Giustizia. E ciò accadrà soltanto quando  saranno definitivamente conquistate la libertà e l'indipendenza per cui si prestarono al sommo sacrificio.

La Commemorazione di domenica sarà anche l'occasione per riproporre agli intervenuti l'idea dei giovani militanti del MIS di rivolgere all'Università degli Studi di Catania l'invito ad assegnare a Carmelo Rosano la laurea "In Memoriam", richiesta che fu già respinta dall'Ateneo catanese ma che siamo certi, visti similari anche recenti episodi, adesso non potrà che essere giustamente accolta.

Lu to coddu, matri, si torci
mentri gridi di figghi marturiati
spàccanu li petri di li munti.

Stinnuti supra n-lettu di spini
lu Dirittu e la Storia.

Lu sangu di Canepa abbiviràu
la terra di Randazzu,
cori di Sicilia.
E lu ventu ccu mia
grida giustizia.

TURI LIMA

 
Catania, 14 Jugnu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


RISORSE SICILIANE IN "SVENDITA GLOBALE"

Un altro pezzo di Sicilia va ad arricchire casse straniere. Giunge infatti la notizia che la multinazionale Nestlè ha raggiunto un accordo per lo sfruttamento delle sorgenti acquifere di Santo Stefano di Quisquina.

Tali sorgenti da molti anni sono sfruttate dalla Società Monti Sicani di Lercara Friddi (il paese natale del grande leader indipendentista Andrea Finocchiaro Aprile) che ne ha imbottigliato le acque commercializzandole nella "provincia" di Agrigento e in altre zone della Sicilia.

Uno sfruttamento, come quello di tutte le sorgenti di acque demaniali, dai costi irrisori, che causa quindi un debole ritorno economico alla collettività. Un affare d'oro per la Nestlé, notoriamente poco attenta ai diritti delle popolazioni sulle quali incide il proprio business.

Infatti, pur mantenendo il precedente assetto occupazionale, questo accordo probabilmente porterà la quasi totale sparizione dell'acqua "Santa Rosalia" dai negozi siciliani, ai quali si preferisce imporre prodotti di importazione (anche e soprattutto italiana) a basso costo. Proprio perché i siciliani rappresentano un ampio mercato di assorbimento del surplus italiano e globale, a basso costo e bassa qualità, con la caratteristica, in barba al fordismo, di essere quasi del tutto improduttivo.

Perché, questo va ribadito con forza, la colonizzazione italiana ha fatto dei Siciliani dei consumatori compulsivi che non producono.

E come, del resto, potrebbero produrre, con il progressivo (ed ormai totale, vista la ormai definitiva sparizione del Banco di Sicilia, già divenuto italiano grazie anche e soprattutto all'immobilismo della Regione Siciliana, ed in questi giorni destinato a sparire lasciandone forse il solo marchio come "specchietto per le allodole siciliane" al pari di altri) smantellamento del sistema bancario siciliano, che della Sicilia era e avrebbe dovuto continuare ad essere il volano economico?
Oggi le banche italiane in Sicilia per consentire la sopravvivenza dei pochi piccoli imprenditori e commercianti, oltre che di una massa di famiglia siciliane in gravi difficoltà, sta mettendo gli artigli su quanto si possa avere di più importante: il piccolo patrimonio immobiliare, le case.

Tolteci quelle, ci rimarranno le valigie: non più di cartone, ma prodotte in Cina in condizioni di schiavitù, ed importate e vendute ad altri schiavi.
Gli schiavi degli Italiani: i Siciliani.

Che non hanno l'acqua corrente e potabile in casa, pur essendo la Sicilia una miniera d'acqua: si sono forse dimenticati i politici italiani e quelli siciliani traditori, nei loro vaneggiamenti imperial-risorgimentalistici il "granaio di Roma", che peraltro significò l'inizio del disboscamento di massa della Sicilia, che dovrebbe una volta per tutte essere invertito per migliorare il clima come anche la situazione idrica?

Le sorgenti di contrada Margimuto ufficialmente servono per fornire acque a dieci comuni girgentani. Ma le condotte idriche, pur mescolandole con acque di diga e di mare, nei rubinetti non portano nemmeno una goccia. La classe politica dominante si tiene ben lontana, ed anzi ha allontanato quanti lo hanno proposto o tentato, dal ricostruire il sistema di distribuzione idrica. Perché ciò significherebbe togliere sofferenze ai Siciliani, e dare loro la libertà dal clientelismo, dall'assistenzialismo, la libertà di scegliere ed agire...per la libertà.

Invece, tutti a soffrire la sete e la disoccupazione: ENI, Tecnital, Marketing Sud, Conad, Coem, RFI, Istituto Bellini di Catania, Cesame, alcune delle decine e decine di sigle ed enti i cui dipendenti siciliani hanno il posto di lavoro a rischio, o non ce l'hanno più.

Caso esemplare è la Birra Messina: glorioso marchio che per decenni, davanti ad una bottiglia di birra, ha ricordato ai Siciliani di essere figli della Trinakria, è stata progressivamente smantellata e atrofizzata da un'altra multinazionale, la Heineken. Oggi la Birra Messina si distribuisce quasi solo in "provincia" di Messina, non si produce più in Sicilia, e lo stabilimento di Messina sta per chiudere.

«Una Paese non è un Paese se non ha una compagnia aerea e una birra» diceva Frank Zappa: la Sicilia, oltre all'indipendenza, ha perso anche le sue banche, le sue società pubbliche, le sue industrie, la sua compagnia aerea, l'Air Sicilia (oggi esiste la WindJet, che però non usa un nome riconducibile alla Nazione Siciliana), e sta per perdere definitivamente la sua birra. Forse proprio dalla birra possiamo iniziare l'inversione di tendenza: il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia si batterà, accanto ai lavoratori dello stabilimento di Messina e di tutti i Siciliani, perché la Birra Messina non scompaia, anzi riprenda ad essere prodotta e distribuita in tutta la Sicilia.

La possibilità concreta c'è: la famiglia Faranda, siciliani che fanno impresa e producono in Sicilia, sono interessati all'acquisto del marchio e dello stabilimento. È assolutamente necessario che ciò si concretizzi: si segua l'esempio della birreria Pedavena, salvata dalla chiusura dai dipendenti e dalla gente comune.

I Faranda, peraltro, lavorano proprio con le acque minerali: segno che questo business si può effettuare anche in Sicilia, ad opera di Siciliani, in maniera sostenibile, equa e solidale.

Si ponga quindi fine a questa vergognosa svendita globale, globalizzante e colonizzatrice della Sicilia e delle sue risorse, non ci siano più storie come quella del Banco di Sicilia, delle acque siciliane che non si possono privatizzare e svendere agli stranieri, del Val di Noto regalato alle trivellazioni della Panther. La Sicilia, con tutte le sue risorse, torni ai Siciliani, e a questi ne torni il governo, la sovranità, l'indipendenza.
 
Catania,23 Maju 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



PONTE SULLO STRETTO: UN SONDAGGIO AUTENTICO AL 101%


È già da alcune settimane che fa parlare la discutibile iniziativa del Presidente della Regione Siciliana, Salvatore Cuffaro, di "spingere" verso l'ormai improbabile realizzazione dell'inutile e dannoso Ponte sullo Stretto di Messina mediate un sondaggio proposto sul sito della Regione Siciliana e raggiungibile all'indirizzo http://www.regione.sicilia.it/sondaggio.asp

Il quesito, come si può vedere, è posto in maniera tutt'altro che imparziale, mettendo in risalto le risposte affermative a discapito dell'unica negativa.

Ciò nonostante il sondaggio, come molti altri proposti da altri siti nel corso degli anni, ha subito evidenziato uno schiacciante prevalere dei "no".

Ma, nel corso delle ultime settimane molti militanti del Movimento per l'Indipendenza hanno notato una strana, costante risalita, pressoché sistematica ed automatica, dei "si". Fino a quando, pochi giorni fa, le due risposte affermative sommate hanno pareggiato il risultato dei "no", ridottosi al 50%.

Ciò appare già strano, soprattutto se consideriamo la totale assenza di voti incerti. Difatti, i voti di ogni singola voce non sono visibili, nemmeno dopo aver votato: sono disponibili solo il numero totale dei votanti, e le percentuali.

Ed è da queste che sorge la sorpresa: infatti nelle ultime ore della giornata di ieri la risposta "si, da realizzare subito" ha toccato il 44%, lasciando invariato il 7% del "si, ma non prioritario" ed il summenzionato 50% del no.

È lampante che, fatte le dovute e semplici somme, il risultato totale è un bel 101%!
Tale risultato è visibile nello screenshot reso disponibile all'indirizzo http://nuke.siciliaindipendente.org/Portals/0/101.jpg

Certamente a questo nostro piccolo "scoop" faranno seguito le solite "scuse" per "motivazioni tecniche". Ma ormai anche un ragazzino sa che un sondaggio basato su un semplicissimo algoritmo non può "guastarsi", andare "in tilt".

Ciò deve far profondamente riflettere su chi sposta l'attenzione dei Siciliani solo ed esclusivamente su quella rivendicazione edilizia che, se realizzata, non porterebbe benessere alcuno, ma anzi rappresenterebbe un'autentica jattura sotto molteplici punti di vista. Ciò deve far riflettere sulle reali esigenze della Sicilia, e sulle reali intenzioni di chi amministra la colonia Sicilia in nome e per conto dei partiti italiani, anche quando camuffati da "autonomisti" in salsa tricolore.

Ciò deve, infine, far capire, che per far efficacemente fronte alle tante altre urgenze ed evitare una volta per tutte gli inganni che ci vengono propinati, la Nazione Siciliana, ad opera solo ed esclusivamente del suo Popolo Sovrano, deve tornare indipendente.

Solo con l'indipendenza la dignità ed il progresso saranno assicurati alla Sicilia ed ai Siciliani. Altro che Ponte e sondaggi...al 101%!

Catania,11 Aprili 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.



AMATO: NO AL CASINÒ DI TAORMINA


Giunge dal "question time" della Camera dei Deputati italiana l'ennesima vessazione ai danni della Sicilia e dei Siciliani.

Rispondendo ad una domanda a risposta immediata, il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha ribadito il no della politica italiana colonialista alla riapertura del Casinò di Taormina.

«È giusto sottolineare - ha affermato Amato - che vi sono quattro casinò in Italia e che quello di Taormina è rimasto chiuso in una non riautorizzazione, mentre Saint Vincent, Sanremo, Venezia e Campione d'Italia sono riusciti in qualche modo a sottrarsi, tramite deroghe, ad una legislazione che è nell'insieme contraria».

Il casinò municipale di Taormina, lo ricordiamo, ebbe breve vita con un primo tentativo d'apertura nel 1962 e successivamente dal febbraio 1963 al gennaio 1965. Venne chiuso dalla Polizia ed è a tutt'oggi non operante. Ciò a differenza della casa da gioco di Saint Vincent, rimasta aperta grazie ai vari ricorsi promossi dalla Régione Autonome Vallée d'Aoste con sentenze passate in giudicato che ne hanno sancito la liceità.
Senza dimenticare che, geograficamente, Taormina non è in Italia: è in Sicilia.

E qui in Sicilia la Regione non volle innalzare barricate contro l'illecita azione (va inoltre ricordato che alla lettera dello Statuto d’Autonomia la Polizia in Sicilia è agli ordini del Presidente della Regione), quando è palese che, nella sostanza, la legislazione italiana non è contraria al gioco d'azzardo "controllato", essendo l'Italia stessa promotrice (al fine di ripianare l'immenso debito pubblico) di decine di lotterie, giochi "gratta&perdi", estrazioni del lotto, responsabili della rovina economica di centinaia di anziani e non, illusi dal miraggio di una vita migliore.

Ciò che colpisce maggiormente il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia sono le motivazioni addotte dal titolare del Viminale: «Le case da gioco sono foriere di fenomeni anche diversi dal turismo, che per il ministero dell' Interno rappresentano una fonte di particolare preoccupazione, specie in una regione nella quale esiste una organizzazione criminale di antica data che è alla ricerca continua di canali migliori e più adeguati per il riciclaggio di denaro sporco. E dai casinò questa è una prestazione che in più casi è possibile ottenere».

Appurato quindi che, con una specifica norma che vieti la frequentazione del casinò ai residenti (cosa impossibile per le summenzionate "lotterie di Stato"), evidentemente la principale preoccupazione di Amato è la mafia, cui decide di arrendersi.

Non c'è che dire: siamo passati da un governo che intendeva «convivere con la mafia», ad un altro che decide direttamente di negare perentoriamente importanti opportunità di sviluppo in nome della mafia stessa.

Questa è, qualora ve ne fosse stata ancora necessità, l'ennesima conferma della nostra lettura: la mafia è uno strumento di oppressione colonialista. La mafia (al pari di fenomeni come l'elefantiasi burocratica, la corruzione ed il clientelismo), è utilizzata come motivo di rassegnazione e paura al fine di sclerotizzare ed incancrenire ogni desiderio e tentativo di cambiamento.

Ovunque sorgano in Europa, le attività e i conti delle case da gioco sono attentamente monitorati. Evidentemente, il ministro dell'Interno italiano non ritiene le forze ai suoi ordini in grado di svolgere questo compito (vale anche per i casinò attualmente aperti?). In una Sicilia realmente autonoma ed autogovernata non sarebbe difficile per l'amministrazione regionale controllare l'attività del Casinò di Taormina e di ogni altra simile attività che sorgesse in Sicilia. Lo ribadiamo, in una Sicilia realmente autonoma, dotata di una propria classe dirigente e di un sistema di partiti non al servizio dell'Italia...e della mafia.

Nella vicina Malta, i casinò hanno rappresentato un volano per lo sviluppo: ne hanno goduto altre forme d'intrattenimento, come anche il turismo culturale. Malta, con il suo pur piccolo territorio, sta surclassando la Sicilia.

Malta, ha qualcosa di fondamentale in più della Sicilia: l'indipendenza.

Nella colonia Sicilia, l'Italia dice "no" a tutto (musei, parchi tematici, porti turistici, etc), tranne a quanto può seguitare a distruggerla: un ponte-mostro per spostare un po' di Calabresi in Sicilia e di Siciliani in Calabria (altro che "corridoio Berlino-Palermo"!), inceneritori (come annunciato pochi giorni fa anche dal Sindaco di Catania, Scapagnini), rigassificatori, impianti petrolchimici, ed i favoriti del ministro Amato: «Più che i casinò - ha aggiunto - potrebbe servire avere campi da golf, che anche in Sicilia si possono fare perché l'acqua c'è, ma qualcuno la nasconde».

Il golf, lo sport più sessista, razzista ed elitario che si conosca. Per praticarlo, ettari di terreno sottratti alla pubblica fruizione (per parchi o riserve) o a moderne aziende agricole. Per mantenere un impianto, non solo quantità enormi di acqua, ma pesticidi, erbicidi e fungicidi a tonnellate, quantità enormemente maggiori di quelle usate su un campo coltivato. Sostanze che inquinano il terreno e le falde acquifere. Che pure ci sono in Sicilia, è vero, ma non dovrebbe essere proprio il Governo Italiano, che "amministra" la Sicilia anche tramite l'ammaestrata e normalizzata Regione (entro la quale l'attuale Presidente fu assessore all'Agricoltura e Foreste tanto con il centrodestra che con il centrosinistra), a doverle tirare fuori?

Amato preferisce, da responsabile dell'ordine pubblico e già Capo del Governo, fermarsi davanti alla mafia, e a quel “qualcuno” (evidentemente ineffabile e nascosto come già lo spettro del boss Provenzano) che nasconde ai suoi occhi l'acqua in Sicilia. Meglio lasciare i Siciliani morire di sete e sottosviluppo.

E dire che il giurista e politico torinese pretende di parlare «viste anche» le sue «origini siciliane»!

Amato suggerisce per la Sicilia un incremento delle strutture alberghiere. Anche in questo senso si mosse l'on. Attilio Castrogiovanni, già autorevole Segretario del MIS, proprio a Taormina, una delle perle di Sicilia sempre cara al Movimento per l'Indipendenza della Sicilia che vi celebrò due suoi congressi.

E aggiunge che il turismo la Sicilia dovrebbe ottenerlo «dalle sue meravigliose bellezze naturali, dalla sua storia».
Le bellezze naturali, proprio ciò che l'Italia mette a repentaglio con la cementificazione, con l'inquinamento dissennato, con la mancanza di un modello di sviluppo ecosostenibile e di politiche ambientali concrete ed efficaci, e la conseguente catastrofe climatica che incombe sulla Sicilia.
La storia di Sicilia, oggetto di gravissime negazioni e falsificazioni propagandistiche ad amplissima diffusione scolastica e mediatica.

È ora che la Sicilia si liberi dell'Italia e delle sue leggi. Solo nella libertà c'è la salvezza. L'indipendenza è la sola speranza.

Catania, 29 marzu 2007

A cura dell'Ufficio Stampa, Comunicazione e Propaganda del M.I.S.


PRECISAZIONI IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DEL CANDIDATO DE "L'ALTRA SICILIA", PROF. MASSIMO COSTA

In merito alle affermazioni contenute nel comunicato intitolato «Adesso è ufficiale: quelli che si richiamano al Sicilianismo storico schierati contro di noi» firmato dal candidato a Sindaco di Palermo per il movimento "L'Altra Sicilia", Prof. Massimo Costa, il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia ritiene doveroso, necessario ed urgente esprimere alcune precisazioni.

Innanzitutto, riteniamo che la «vergogna!» esclamata dallo stesso Costa, dovrebbe ricoprire chi passa in rassegna una serie di soggetti politici, ritenendosi nell'autorità di "fare le pulci" in merito alle loro (vere o presunte) scelte politiche ed elettorali, per un mero fine pubblicitario/propagandistico («E questa è un'altra buona ragione per votarci!», sostiene). Tali critiche, dure quanto grossolane, colpiscono anche il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, definito «piccolissimo e agguerritissimo partito indipendentista» che «rilascia dichiarazioni secondo cui è meglio annullare la scheda che dare spazio ad un altro "partito"».

Tale affermazione è, per lo meno, destituita di fondamento, nonostante le presunta "ufficialità" sostenuta nel titolo del comunicato. Il Movimento per l'Indipendenza della Sicilia, ad oggi, non ha espresso alcun orientamento in merito alle prossime elezioni amministrative, né in generale, né in merito allo specifico caso della città di Palermo. Questo perché il MIS, che in quanto non "partito" ma movimento "trasversale" di liberazione nazionale ha sì attenzione verso il momento elettorale ma non pone (pur intendendo realizzarla in talune realtà a determinate condizioni) la partecipazione al voto come fulcro irrinunciabile, parteciperà, preferibilmente con liste proprie o liste civiche e/o condivise, solo in quelle realtà ove lo stato organizzativo locale potrà garantire l'impegno a conseguire un risultato che possa portare ad una crescita della comunità indipendentista e ad un miglioramento reale e concreto delle condizioni d